Exilio cubano firma a Miami un accordo per la liberazione e la transizione a Cuba: Cosa prevede il documento?

Firma dell'accordo da parte dell'esilio cubano a Miami questo lunedìFoto © X/Rosa María Payá

Organizzazioni dell'esilio cubano hanno presentato lunedì a Miami il cosiddetto “Accordo di Liberazione”, un'alleanza strategica che, secondo i suoi promotori, mira a delineare un percorso concreto verso la caduta dell'attuale sistema politico sull'isola e l'instaurazione di un governo di transizione che conduca a elezioni libere.

Il documento è stato sottoscritto dalle coalizioni Assemblea della Resistenza Cubana (ARC) e Pasos de Cambio, guidate rispettivamente da Orlando Gutiérrez-Boronat e Rosa María Payá, insieme ad altre organizzazioni civiche e oppositrici sia dentro che fuori Cuba.

Secondo gli organizzatori, si tratta di "un'alleanza storica" che non si limita alla denuncia del regime, ma propone un piano strutturato con fasi e meccanismi definiti per la liberazione, stabilizzazione e democratizzazione del paese.

Uno dei punti dell'Accordo riassume lo spirito del documento: “Unendo le nostre forze, dichiariamo che ogni cubano, ovunque si trovi, è chiamato a essere protagonista della sua liberazione”.

Un piano in tre fasi

L'Accordo prevede tre fasi principali: Liberazione; stabilizzazione e democratizzazione.

L'obiettivo centrale è la fine dell'attuale sistema politico e il ripristino dello Stato di Diritto.

Secondo il documento presentato, il piano include "lo smantellamento dell'impresa criminale che è il Partito Comunista di Cuba, così come la disarticolazione di tutti i suoi meccanismi di organizzazioni repressive".

Durante l'atto, Rosa María Payá ha affermato:

“Oggi promuoviamo l'alternativa democratica alla barbarie che regna nel nostro paese. Oggi sappiamo che l'unica via d'uscita dalla crisi è la fine della dittatura. Ed è urgente, perché la sofferenza umana delle nostre famiglie, la sofferenza umana del nostro popolo sull'Isola in questo momento è brutale.”

La leader dell'opposizione ha sottolineato che il progetto non è simbolico né dichiarativo:

«Non può esserci stabilizzazione sotto repressione a Cuba. Noi non abbiamo una lista di desideri. Stiamo promuovendo un piano di transizione integrale che comprende ogni aspetto necessario durante un periodo provvisorio, quello umanitario, quello economico e quello istituzionale, e che continuerà a lavorare ed espandersi all'interno delle commissioni di lavoro che oggi annunceremo.»

Cosa propone l'Accordo?

Il documento propone la creazione di un Governo provvisorio rappresentativo e plurale, con un periodo di transizione limitato, il cui scopo sarebbe:

Affrontare l'emergenza umanitaria.

-Ripristinare le istituzioni.

Garantire diritti fondamentali.

-Convocare elezioni generali libere, multipartitiche e supervisionate a livello internazionale.

Entre le priorità dichiarate figurano la liberazione immediata di oltre 1.000 prigionieri politici e il ripristino delle libertà fondamentali come quella di espressione, di stampa, di associazione e di religione, così come il diritto di intraprendere attività private e di partecipare a cariche pubbliche senza discriminazioni.

I tre pilastri del programma, secondo il testo divulgato, sono:

-Riunificazione nazionale dopo decenni di esilio e separazione forzata.

Prosperità e fioritura umana, garantendo diritti, dignità e libertà individuali.

-Disimpegno e eradicazione del potere politico di dottrine anti-democratiche, comuniste o totalitarie.

L'accordo promuove anche l'aumento della pressione internazionale ed economica sul regime e la fine dell'impunità per presunti crimini contro l'umanità.

Commissioni per la transizione

Come primo passo operativo, i firmatari hanno annunciato la creazione di commissioni di lavoro concentrate su aree chiave per un'eventuale transizione:

-Emergenza Umanitaria.
-Sicurezza, Difesa e Ordine Pubblico.
-Ripresa Economica, Sviluppo Sociale e Infrastrutture.
-Salute.
-Istruzione.
-Legislativa.
-Giudiziaria.
-Esilio e Riunificazione.
-Commissione Costituzionale.

Queste strutture, secondo gli organizzatori, mirano a stabilire le basi tecniche e istituzionali di un eventuale periodo di stabilizzazione.

Chiamata all'unità e alla pressione internazionale

Orlando Gutiérrez-Boronat, segretario generale dell'ARC, ha lanciato un appello diretto alla mobilitazione.

“È arrivato il momento di concludere la crociata e che Cuba sia di nuovo libera affinché i cubani possano decidere il proprio futuro”, disse.

Nel suo intervento ha esortato sia il popolo all'interno dell'Isola che la comunità internazionale:

“Facciamo un appello a lavorare per la giusta e necessaria risalita del popolo di Cuba contro quella dittatura oppressiva. Facciamo un appello all'assedio diplomatico internazionale su quel regime di opprobri. Facciamo un appello a tutti coloro, ovunque si trovino, che siano cubani e che non abbiano le mani macchiate di sangue, affinché facciano un passo avanti e sostengano quel popolo nella sua lotta per la libertà.”

Y aggiunse: “Andremo insieme verso quella libertà secondo i percorsi più efficaci, più efficienti per raggiungerla”.

Nella dichiarazione finale, le organizzazioni hanno affermato che il processo mira ad aprire una “nuova era repubblicana” attraverso elezioni libere e il ripristino della sovranità popolare.

Più che denuncia: un percorso di transizione

La Fondazione Nazionale Cubano Americana (FNCA) ha sottolineato sui social media che l'Accordo "cerca qualcosa di più grande della denuncia... cerca transizione".

Secondo quella organizzazione, il piano propone coordinamento strategico, legittimità internazionale e una via chiara verso la liberazione dei prigionieri politici e la ricostruzione istituzionale del paese.

L'Accordo di Liberazione si presenta quindi come un tentativo di unire l'esilio e i settori oppositori attorno a una comune tabella di marcia.

Resta da vedere quale capacità reale avrà questa alleanza di influenzare la dinamica politica all'interno dell'Isola e nello scenario internazionale, in un contesto caratterizzato dalla crisi economica, dall'aumento dell'esodo e dalla repressione contro la dissidenza.

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