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Le cantine del comune di Manicaragua, a Villa Clara, vendono caldosa come «alternativa nutritiva e tradizionale di fronte all'attuale scenario», secondo quanto pubblicato domenica scorsa dal profilo governativo «Soy Villa Clara» su Facebook.
I lavoratori del punto vendita «La Quinta», nel Consiglio Popolare Manicaragua 3, sono responsabili di offrire il brodo alla popolazione in questa occasione, secondo la pubblicazione che porta l'hashtag #VillaClaraConTodos.
Il testo ufficiale stesso rivela che non si tratta di un fatto isolato: il verbo «continua» indica che la vendita di caldosa nelle bodegas di Manicaragua è una pratica ricorrente che si è andata diffondendo nel comune.
L'iniziativa si inserisce nel linguaggio abituale del regime per ricollocare la precarietà come tradizione: presentare un piatto di emergenza come «opzione nutriente» quando le cantine statali distribuiscono a malapena riso, zucchero e piselli in molte province, senza carne, olio né farina.
Il modello non è nuovo né esclusivo di Villa Clara. Nel marzo 2026, la bodega «Jagüey Bonito» di Manicaragua ha donato caldosa a gestanti del Hogar Materno locale, un'azione che ha generato critiche sui social network per riflettere precarietà piuttosto che solidarietà.
In marzo 2025, il governo di Santiago di Cuba ha venduto caldosa e tè come sostituto del pane a causa della scarsità di farina di grano, che ha colpito anche Matanzas e Cienfuegos.
Ad aprile del 2026, l'Hotel La Dominica di Cárdenas distribuiva caldosa ogni domenica a persone bisognose in mezzo alla crisi alimentare, e a dicembre del 2025, i vicini di Mulgoba prepararono caldosa per coloro che non avevano cena la Vigilia di Natale di fronte ai prezzi esorbitanti e alla scarsità nei mercati.
Questo discorso è stato provato a livello ministeriale nel luglio del 2025, quando la ministra del Commercio Interno, Betsy Díaz Velázquez, ha presentato crocchette di platano e un «brodo base» come alternative gastronomiche in risposta alla scarsità, ricevendo forti critiche dalla popolazione.
La caldosa è un piatto tradizionale cubano, una zuppa densa simile all'ajiaco, preparata con carni, tuberi e verdure, storicamente associata a celebrazioni popolari e eventi di quartiere.
La sua apparizione sistematica nelle cantine statali come «alternativa nutrizionale» rappresenta un investimento simbolico: da piatto festivo a sostituto d'emergenza.
La magnitudo della crisi alimentare che sottende a queste iniziative è esposta nei dati: secondo il Food Monitor Program, il 96,91% della popolazione cubana non ha accesso adeguato al cibo, e l'indagine
«In Cuba c'è fame 2025» ha rivelato che il 33,9% delle famiglie ha avuto almeno un membro che è andato a letto affamato nell'ultimo anno.
L'Avana era da due mesi senza carne né picadillo per i bambini nei negozi alla chiusura di questa settimana, un ulteriore segnale del collasso del sistema di approvvigionamento che il regime cerca di mascherare con brodi e hashtag.
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