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Il noto scrittore, linguista e traduttore cubano Rodolfo Alpízar Castillo ha pubblicato questo sabato un messaggio su Facebook indirizzato al presidente Miguel Díaz-Canel con cinque richieste politiche concrete —redatte sotto forma di hashtag—, in risposta diretta alle dichiarazioni del governante sulla sua disponibilità ad ascoltare «nuove idee».
Il giorno precedente, Díaz-Canel aveva annunciato nel programma Revista Buenos Días della televisione statale un pacchetto di riforme economiche, affermando che «il paese non può continuare a funzionare come prima» e che sarebbero state prese in considerazione nuove proposte. Tuttavia, lo stesso governante ha chiarito che le misure erano già «consensite» e pronte per essere approvate dal Buró Politico e dall'Assemblea Nazionale a luglio, il che contraddice radicalmente il suo invito a ricevere suggerimenti da parte dei cittadini.
Alpízar prese la parola con precisione: «Il presidente ha affermato che è aperto a nuove idee. Ce ne sono alcune molto importanti, imprescindibili, che molti di noi stanno cercando di fargli ascoltare, prendere in considerazione e applicare per il bene di tutti, compresi i governanti».
La prima richiesta è #AmnistíaYa. Lo scrittore sostiene che «senza un'ampia amnistia, sincera e giusta, molte ferite rimarranno aperte e impediranno il grande dialogo tra cubani che la patria ha urgente bisogno». La richiesta è supportata da cifre documentate: organizzazioni come Prisoners Defenders conteggiavano tra 1.042 e 1.250 prigionieri politici a Cuba nel 2026. Il indulto di massa annunciato dal regime ad aprile ha beneficiato 2.010 persone, ma solo due di esse erano prigionieri politici identificati, secondo rapporti sui diritti umani.
La seconda richiesta è , che riconosce i diritti di riunione e manifestazione, ma li condiziona al «rispetto dell'ordine pubblico e all'osservanza delle disposizioni stabilite dalla legge», il che di fatto consente una restrizione sistematica. Alpízar è categorico: «Un governo che non rispetta i mandati della propria costituzione non può presentarsi come interlocutore valido nei confronti della cittadinanza».
Sotto l'hashtag #PatriaSinPenaDeMuerte, lo scrittore avverte che «un paese con la pena di morte per motivi politici non potrà mai vivere in armonia». La quarta richiesta, #TransparenciaYa, parte da una premessa semplice: «Solo con la trasparenza si guadagna la fiducia dei cittadini». E la quinta, #PlebiscitoYa, punta al nucleo del problema: «Solo con un plebiscito chiaro e verificabile si può conoscere la vera opinione del popolo e i suoi desideri per il futuro della patria».
La chiusura del messaggio di Alpízar è un'interpellanza diretta al regime: «Nessuno ha il diritto di parlare a nome del popolo senza conoscere la sua vera opinione. Non continuate a parlare per noi, chiedete prima cosa vogliamo e cosa pensiamo di voi. Avreste il coraggio di farlo?»
La voce di Alpízar ha un peso simbolico particolare perché proviene dall'interno del sistema culturale cubano, da qualcuno che è stato, persino, vicepresidente della Sezione di Traduttori Letterari della Unión Nacional de Escritores y Artistas de Cuba (UNEAC). Tra i suoi riconoscimenti si possono citare la vittoria del Premio Aurora Borealis della Federazione Internazionale dei Traduttori nel 2011; la Distinzione per la Cultura Nazionale nel 2013 e il Sello del Laureado (2014), conferito dal Sindacato Nazionale della Cultura, secondo la segnalazione di EcuRed. Non è un oppositore dichiarato in esilio, ma una figura riconosciuta dalle stesse istituzioni del regime.
Il tuo messaggio si unisce a un’ondata di reazioni critiche sui social media in risposta all’appello di Díaz-Canel a proporre idee per salvare Cuba dalla crisi, con molti cubani che rispondono sarcasticamente che la migliore proposta sarebbe che il governante e il Partito Comunista abbandonassero il potere. Alpízar, invece, ha scelto un tono propositivo e strutturato, articolando richieste che vanno ben oltre l'economico e toccano il nucleo politico del sistema.
Le riforme economiche annunciate da Díaz-Canel sono arrivate giorni dopo che il segretario di Stato Marco Rubio ha imposto nuove sanzioni contro CUPET, la compagnia petrolifera statale cubana, e gli analisti evidenziano che seguono il modello storico del regime: crisi acuta, annuncio di una minima apertura e nessun cambiamento strutturale significativo. Alpízar, con la sua affermazione finale, riassume ciò che molti cubani pensano: «¡Per parlare a nome del popolo, prima bisogna consultarli!».
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