El scrittore e analista politico cubano Orlando Luis Pardo Lazo ha presentato venerdì una tesi provocatoria: che Cuba potrebbe intraprendere un cammino di integrazione progressiva con gli Stati Uniti che potrebbe, eventualmente, sfociare in una fusione politica simile al dibattito che da decenni rimane irrisolto a Porto Rico.
La proposta è emersa in un intervista con CiberCuba pubblicata questo venerdì, nella quale Pardo Lazo ha descritto una sequenza di integrazione graduale tra Florida e Cuba: prima economica, poi legale, successivamente monetaria e, infine, politica.
«Vedo casi una fusione economica tra la Florida e Cuba e che questa fusione economica porta a una comprensione piena degli affari, di cose in cui conviene di più avere l'ufficio qui, conviene di più là», ha affermato l'analista.
En el piano monetario, Pardo Lazo ha lanciato un'immagine concreta: «Ci saranno voci che inizieranno a pensare a una fusione di leggi come quella dell'Unione Europea, a una fusione monetaria forse, perché a che serve stampare carta con martiri cubani, e potremmo mettere Celia Cruz sul dollaro».
L'analista ha confrontato il possibile processo cubano con il lungo dibattito di Porto Rico, dove si è votato su statualità, associazione libera e indipendenza in plebisciti tenutisi nel 1967, 1993, 2012, 2017 e 2020, senza che il Congresso degli Stati Uniti abbia approvato l'ammissione come stato.
«Questa fusione economica potrebbe, in un certo momento, essere presa in considerazione come una fusione politica, come si è discusso tante volte a Porto Rico, dove si vota per la statunitensità, per la non statunitensità, per l'associazione libera, per l'indipendenza, e si può votare», ha sottolineato.
Pardo Lazo ha argomentato che la diaspora cubana rappresenta già, nella pratica, un'integrazione profonda con il territorio statunitense: «Il popolo cubano consultato in modo sovrano e libero, con le necessarie garanzie processuali, potrebbe sorprenderci. Potrebbe sorprenderci dicendo: siamo già qui. È che siamo già a Miami».
Il dato sostiene questa interpretazione: più di 2,5 milioni di cubani vivono negli Stati Uniti, la maggior parte in Florida, e il commercio bilaterale è cresciuto del 148% tra il 2021 e il 2025, nonostante le sanzioni.
La proposta viene formulata in un momento di massima pressione di Washington su L'Avana. Da gennaio 2026, l'amministrazione Trump ha imposto oltre 240 nuove sanzioni contro Cuba, ha intercettato almeno sette cisterniere di carburante e ha ridotto le importazioni energetiche dell'isola tra l'80% e il 90%, provocando blackout di fino a 25 ore al giorno.
In questo contesto, Pardo Lazo ha anche descritto il regime cubano come un sistema in decomposizione: «Non c'è più rivoluzione a Cuba, non c'è più dittatura, quello che c'è è un regime disconnesso dalla realtà che non può fornire acqua, salute, igiene, energia elettrica, istruzione, sport, televisione, non può fornire nulla».
L'analista ha anche affermato nella stessa intervista che Marco Rubio «si sta giocando la presidenza degli Stati Uniti», il che spiegherebbe l'intensità della pressione su L'Avana oltre al calcolo elettorale in Florida.
Pardo Lazo ha concluso la sua riflessione con una frase che riassume la radicalità della sua tesi: «Forse la rivoluzione è stata il percorso più lungo dalla neocolonia alla piena integrazione economica e finanziaria con gli Stati Uniti d'America». E ha aggiunto, con deliberata apertura al dibattito: «Si può essere d'accordo o meno».
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