L'economista Elías Amor ha lanciato una tesi contundente in un'intervista con Tania Costa. Il conglomerato militare Gaesa deve essere eliminato affinché l'economia cubana possa riprendersi.
«Bisogna rimuovere Gaesa dalla posizione in cui si trova, bisogna eliminarla e permettere che l'economia cubana torni ad essere integrata e aperta», ha affermato l'economista.
L'analisi di Amor si svolge giorni dopo che il regime ha difeso pubblicamente Gaesa per la prima volta, con un articolo pubblicato il 2 giugno su Granma intitolato «Cuba, il GAE e gli Stati Uniti: anatomia di una calunnia di Stato», in cui viene negato che il conglomerato sia una «struttura opaca o parallela allo Stato cubano».
L'intervistatrice ha lamentato che «tutto ciò che ha fatto Gaesa in 30 anni entra in un paragrafo del Granma», ha detto. Da parte sua, Elías Amor concorda sul fatto che «quel comunicato stampa è stato redatto in fretta e furia».
Uno dei punti più rivelatori dell'analisi è stata l'assenza della parola «ospedale» in quella nota ufficiale. Il regime ha sempre sostenuto che il denaro trattenuto ai medici cubani in missioni all'estero venisse reinvestito negli ospedali, ma quella giustificazione non è mai apparsa nel comunicato. Amor ha confermato che Gaesa controllava anche quei fondi: «Sì, certo», ha risposto quando gli è stato chiesto.
Per l'economista, il problema centrale è che Gaesa agisce come un muro che blocca il flusso di divise verso il resto dell'economia cubana.
«Signori, perché c'è Gaesa in mezzo che impedisce che il denaro che la economia cubana vende all'estero ritorni ai settori dell'economia cubana», ha spiegato.
Amor ha descritto i beneficiari del conglomerato con un'immagine cruda: «Supponiamo che debba trattarsi di persone molto vicine al potere politico che governa Cuba. E queste persone non vogliono mollare quel pezzo di carne che hanno afferrato. Sono come autentici cani affamati e non vogliono cederlo».
Questa concentrazione di risorse, secondo l'economista, condanna il resto del tessuto produttivo cubano. «Quanta carne è quella che fa sì che l'altra parte dell'economia cubana, quella che possiamo definire povera, non abbia il riconoscimento e la capacità che dovrebbe avere».
L'analisi si colloca in un momento di uscita massiva di catene alberghiere da Cuba: Iberostar ha abbandonato la gestione di 12 hotel a partire dal 1° giugno, e Meliá ha annunciato la cessazione in 15 hotel il 3 giugno. Amor sostiene che queste uscite non sono frutto dell'ultimatum dell'amministrazione Trump, ma del collasso del turismo cubano, con una diminuzione del 50% nel primo quadrimestre del 2026 e tassi di occupazione alberghiera che non superano il 10%.
Amor ha anche evidenziato il linguaggio scelto dal regime nella sua dichiarazione. Invece di parlarsi come «il governo di Cuba», ha usato il termine «rivoluzione». Per l'economista, questa scelta non è casuale: «Quando lo utilizzano? Quando si sentono minacciati come un cinghiale ferito».
Finché Gaesa rimarrà nella sua posizione, conclude Amor, Cuba non potrà vendere a livello mondiale né accedere ai mercati finanziari internazionali, e l'economia del paese continuerà a essere divisa tra un'élite militare opaca e un settore produttivo senza risorse né futuro.
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