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Un'analisi pubblicata da Foreign Policy documenta una svolta storica nella migrazione cubana: per la prima volta in decenni, la maggior parte dei cubani che fuggono dall'isola non si dirige negli Stati Uniti, ma verso paesi dell'America Latina, principalmente Brasile, Messico e Uruguay.
Il cambiamento è una conseguenza diretta della campagna di «massima pressione» dell'amministrazione Trump, che ha chiuso quasi tutte le vie legali di ingresso negli Stati Uniti per i cubani, mentre la situazione umanitaria sull'isola si deteriora a un ritmo accelerato a causa di 67 anni di dittatura comunista.
Dal momento in cui Trump è tornato al potere nel gennaio 2025, la sua amministrazione ha incluso Cuba in un elenco di 39 paesi con restrizioni ai viaggi e in un altro di 75 paesi con un congelamento indefinito del trattamento dei visti, ha terminato il programma di parole umanitarie e ha posto fine ai colloqui bilaterali sulla migrazione che si tenevano regolarmente sotto Biden.
Il risultato al confine statunitense è stato drammatico: gli incontri irregolari con migranti cubani sono diminuiti del 99% rispetto a periodi simili sotto Biden, passando da oltre 200.000 all'anno negli anni di picco a appena 32.661 nell'anno fiscale 2025.
Tuttavia, i cubani non hanno smesso di emigrare. Hanno semplicemente cambiato meta.
In Brasile, le richieste di asilo da parte di cubani sono quasi raddoppiate, passando da 22.288 nel 2024 a 41.919 nel 2025, rendendo i cubani il 55% di tutti i richiedenti asilo del paese e il gruppo di nazionalità maggiore tra i richiedenti.
Un rapporto dell'Organizzazione Internazionale per le Migrazioni pubblicato a marzo 2026 ha confermato che la migrazione cubana regolare netta verso il Brasile è quasi triplicata tra il 2024 e il 2025, senza registrare saldi mensili negativi per tutto l'anno.
La rotta principale passa per la Guyana —dove i cubani non hanno bisogno di visto— e poi attraversa lo stato brasiliano di Roraima, continuando verso São Paulo e Paraná in cerca di lavoro.
In Messico, i cubani sono passati dal rappresentare il 23% delle carte di visita umanitaria emesse tra gennaio e novembre 2024, al 78% tra gennaio e luglio 2025, una cifra che gli stessi analisti definiscono come «numeri che il Messico non aveva mai sperimentato».
In Uruguay, la Direzione Nazionale per le Migrazioni ha registrato i cubani come la più grande nazionalità straniera a richiedere la residenza nel 2025. Anche la Spagna ha registrato una crescita costante delle arrivi cubani, sia per asilo che per la Legge sulla Memoria Democratica del 2022.
La crisi energetica a Cuba alimenta questo esodo: l'inflazione è alle stelle, i beni di prima necessità scarseggiano e il carburante è esaurito, mentre la rete elettrica obsoleta dell'isola è al limite del collasso. Dal 2021, tra uno e due milioni di cubani hanno lasciato l'isola secondo la maggior parte delle stime.
Il fenomeno migratorio ha anche implicazioni geopolitiche. I principali paesi riceventi —Brasile, Messico e Uruguay— sono governati da presidenti di sinistra con controversie pubbliche con Washington, il che conferisce loro un notevole potere di negoziazione nei confronti degli Stati Uniti.
L'analisi di Foreign Policy avverte che questo spostamento potrebbe complicare la strategia emisariale di Trump, poiché questi paesi hanno meno incentivi a partecipare ad accordi di terzo paese sicuro o voli di deportazione che sono pilastri del quadro migratorio dell'amministrazione.
«Gli esiliati di Miami vivono in un paese già inclinato al cambiamento di regime a Cuba», concludono gli autori Gil Guerra e Diana Roy. «La nuova diaspora si sta stabilendo in paesi la cui allineamento con Washington è condizionale, negoziabile e sempre più teso».
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