L'inchiesta che mostra come pensano i cubani dell'Isola e dell'esilio

Il sondaggio evidenzia il profondo usuramento del sistema cubano e rivela differenze tra coloro che vivono sull'Isola e gli emigrati. Sebbene il rifiuto al regime predominisca in entrambi i gruppi, l'esilio mostra posizioni più radicali, mentre all'interno di Cuba prevalgono l'esaurimento, la cautela e la disperazione.



Immagine di riferimento creata con Intelligenza ArtificialeFoto © CiberCuba / ChatGPT

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Una sondaggio con più di 42.000 risposte rivela un consenso schiacciante sullo stato attuale di Cuba: sia all'interno dell'Isola che in esilio prevale il rifiuto del sistema politico ed economico attuale.

Tuttavia, lo studio —realizzato da un'alleanza di oltre 20 media digitali indipendenti, creatori di contenuti e attori della società civile cubana e bloccato dal regime cubano— mostra anche differenze tra coloro che vivono nelle condizioni quotidiane del paese e coloro che osservano la crisi dall'estero.

I dati riflettono una miscela di disperazione, stanchezza e desiderio di cambiamento, sebbene con livelli di radicalità variabili a seconda del luogo da cui hanno risposto i partecipanti.

La mostra è stata suddivisa tra 24.503 risposte dalla Cuba (58 %) e 17.760 dall'esilio (42 %). In entrambi i gruppi, il malcontento raggiunge cifre opprimenti. Oltre il 92 % di coloro che vivono nell'Isola ha valutato la situazione nazionale con il punteggio peggiore possibile, mentre tra gli emigrati quella percentuale supera il 96 %.

La coincidenza principale è chiara: la maggior parte considera esaurito il modello attuale. Più dell'80% degli intervistati punta su una democrazia liberale e un'economia di mercato come alternativa per il futuro del paese.

Ma approfondendo le risposte emergono differenze politiche ed emotive che aiutano a comprendere come si vive e si interpreta la crisi cubana da scenari molto diversi.

L'esilio punta su posizioni più rigide

Tra gli emigrati cubani predominano risposte più radicali contro il regime e un sostegno molto più forte alle misure di pressione internazionale.

In merito a domande relative a sanzioni, isolamento diplomatico e politiche di confronto, i partecipanti dell'esilio hanno dimostrato un sostegno significativamente maggiore rispetto a coloro che hanno risposto dalla Cuba. È stata inoltre più frequente l'approvazione di posizioni di rottura totale con l'attuale sistema politico.

Le risposte aperte riflettono un tono caratterizzato dalla frustrazione e dall'urgenza. Molti intervistati emigrati parlano direttamente di “cambio di regime”, “fine della dittatura” o “transizione immediata”. Altri considerano insufficienti le misure adottate finora dalla comunità internazionale.

Nelle questioni più sensibili, legate a scenari di confronto politico, l'esilio ha mostrato anche una disponibilità molto più aggressiva. Il sostegno a formule come “rovesciare il Governo con qualsiasi mezzo necessario” ha ricevuto maggiore supporto al di fuori di Cuba rispetto all'interno dell'Isola.

La simpatia verso figure repubblicane degli Stati Uniti emerge con forza in questo segmento. Marco Rubio ha ottenuto valutazioni particolarmente alte tra gli emigrati, mentre Donald Trump ha ricevuto un sostegno relativamente favorevole rispetto ad altri leader internazionali menzionati nel sondaggio.

In molte risposte aperte, i partecipanti associano la pressione di Washington a una reale possibilità di indebolire il regime cubano. Alcuni hanno persino chiesto misure più severe contro la classe dirigente e maggiori restrizioni economiche rivolte alle aziende legate all'apparato militare.

Il tono generale dell'esilio è meno cauto e più confrontazionale. Si percepisce una visione segnata dalla rottura definitiva con il sistema e da scarsa fiducia nelle riforme graduali o nelle negoziazioni parziali.

Dentro di Cuba predominano più sfumature e cautela

Anche se il rifiuto verso il Governo è altrettanto diffuso all'interno dell'Isola, le risposte mostrano maggiore prudenza e sfumature politiche.

Molti partecipanti sostengono cambiamenti profondi, ma una parte rilevante preferisce modelli "misti" o trasformazioni graduali piuttosto che una rottura brusca. Emergen anche opinioni che combinano apertura economica con qualche forma di protezione sociale statale.

Nelle domande più radicali si riscontra una maggiore cautela. Mentre l'esilio esprime apertamente posizioni di confronto, all'interno di Cuba abbondano risposte più ambigue o meno estreme.

Questa differenza potrebbe essere collegata a diversi fattori: la paura politica, la sorveglianza statale, l'usura psicologica accumulata o semplicemente l'esperienza quotidiana di vivere sotto un sistema repressivo.

Le risposte aperte dall'Isola trasmettono soprattutto un senso di esaurimento. Piuttosto che appelli diretti alla confrontazione, predominano frasi associate alla stanchezza e alla sopravvivenza quotidiana.

Molti partecipanti descrivono un paese “senza futuro”, “paralizzato”, “vuoto” o “insostenibile”. Altri parlano di “sopravvivere”, “risolvere” o “resistere”, termini molto legati alla realtà quotidiana cubana.

Compaiono anche segnali di rassegnazione. Alcuni intervistati affermano di non credere più in soluzioni rapide né in promesse politiche di alcun settore. Altri esprimono sfiducia sia nei confronti del Governo che di parte dell'opposizione.

Tuttavia, il dato dominante rimane il rifiuto dell'attuale sistema. Anche tra coloro che mostrano posizioni più moderate, la percezione generale è che Cuba abbia bisogno di cambiamenti strutturali urgenti.

Crisi di legittimità

Uno dei dati più significativi dell'indagine è il crollo della fiducia verso le istituzioni ufficiali. Oltre il 96 % dei partecipanti ha attribuito il punteggio più basso possibile al Governo cubano.

La percezione di mancanza di rappresentanza è quasi unanime. Sia dentro che fuori da Cuba, circa il 95% ritiene che i cittadini non abbiano una voce reale nelle decisioni del paese.

La survey mostra anche un forte sostegno alla partecipazione dell'esilio in una futura transizione politica. Più dell'80 % crede che i cubani emigrati debbano avere un ruolo attivo nella ricostruzione nazionale.

I risultati riflettono un paese profondamente fratturato, con una cittadinanza esausta dalla crisi economica e una crescente disconnessione tra la popolazione e la struttura politica che governa l'Isola da più di sei decenni.

Sebbene le differenze tra Cuba e l'esilio siano evidenti nel tono e nel livello di radicalità, il messaggio di fondo è simile: la maggior parte degli intervistati ritiene che il modello attuale non offra più risposte alla crisi che il paese sta vivendo.

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Redazione di CiberCuba

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