Indagine nazionale: Díaz-Canel concentra il rifiuto assoluto al governo di Cuba



Miguel Díaz-CanelFoto © Captura di video di YouTube / NBC

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Una alleanza di oltre 20 media digitali indipendenti, creatori di contenuti e attori della società civile cubana ha lanciato unsondaggio di opinione pubblica di portata inedita sulla realtà politica e sociale di Cuba, aperto ai cubani che vivono dentro o fuori dal paese. L'iniziativa, coordinata da un consorzio di giornalisti indipendenti e scienziati sociali, aspira a confrontare con dati le ipotesi su come pensa la cittadinanza riguardo ai temi più urgenti e controversi della realtà cubana.

I risultati parziali disponibili a oggi, su un campione di 4.324 risposte raccolte nelle prime 48 ore, offrono già la mappa più dettagliata disponibile fino ad oggi su come i cubani percepiscono le figure del Governo. I dati sono devastanti per il regime, ma rivelano anche una gerarchia interna di rifiuto e, soprattutto, quattro nomi inaspettati che mantengono un certo rispetto residuale anche tra il pubblico più critico.

Il 94% non si fida di nessuno del Governo

La domanda generale sulla fiducia nel Governo mostra una media di 1,09 su 5. Il 94% degli intervistati segna il minimo assoluto: nessuna fiducia in assoluto. Solo 33 persone in un campione di oltre 4.300 esprimono totale fiducia. È la domanda con la minore varianza dell'intero sondaggio e attraversa tutti i segmenti demografici: uomini e donne, giovani e anziani, dentro e fuori Cuba. Neppure i lavoratori statali — il gruppo strutturalmente più vicino al regime — rompono il pattern: la loro media è di 1,19, anch'essa molto al di sotto della sufficienza.

Díaz-Canel il meno valutato

La diaspora rifiuta con maggiore intensità rispetto all'isola, anche se la differenza è sottile poiché all'interno di Cuba il rifiuto è già praticamente totale. All'estero, il 97,7% segna il minimo; sull'isola, il 92,2%.

Díaz-Canel, nel sotterraneo del rifiuto

Quando è stato chiesto di valutare individualmente otto figure del Governo su una scala da 1 a 5, Miguel Díaz-Canel ha ottenuto il punteggio più basso: 1,11 di media. Il 93,7% ha assegnato il valore minimo. Sommando i valori 1 e 2, il rifiuto raggiunge il 97,1%. Il sostegno —valori 4 e 5— è statisticamente residuale: appena l'1,2%.

È inoltre la figura con meno risposte di "non risponde" (appena lo 0,6%): praticamente tutto il pubblico ha un'opinione formata sul governante, e quasi tutte sono negative. Il sondaggio ritrarrà così un leader senza margini di dubbio interpretativo, identificato in modo massiccio con il deterioramento del paese.

Dietro a Díaz-Canel si affianca il nucleo storico del regime, in un cluster compatto di figure che ricevono risultati quasi identici: Esteban Lazo Hernández (1,13), Manuel Marrero Cruz (1,13), Roberto Morales Ojeda (1,14) e Raúl Castro (1,21). Sono i quadri che occupano posizioni di potere da decenni e che il sondaggio mostra come i principali volti del rifiuto. Per tutti e quattro, la percentuale che gli assegna 1 o 2 supera sempre il 94%.

Bruno Rodríguez, il "meno peggio"

Dans l'autre extrémité du bloc officiel se trouve Bruno Rodríguez, le ministre des Affaires étrangères cubain. Avec une moyenne de 1,62 sur 5, il reste bien en dessous de la note de passage, mais c'est la figure du gouvernement avec la meilleure performance relative et la seule à enregistrer un pourcentage de soutien à deux chiffres : 11,1 % lui attribuent des évaluations de 4 ou 5. Comparativement, cela représente dix fois plus de soutien que celui reçu par Díaz-Canel.

La spiegazione più probabile è il suo profilo di cancelliere. Rodríguez mantiene una visibilità internazionale —discorsi all'ONU, incontri con omologhi stranieri— senza essere direttamente associato al deterioramento economico interno. È anche la figura con la maggior percentuale di "non risponde" nel sondaggio (24,2%), il che suggerisce che il suo lavoro diplomatico rimanga al di fuori del radar quotidiano di buona parte del pubblico.

Nella domanda aperta del questionario, tuttavia, Bruno Rodríguez è stato menzionato 16 volte in modo esplicitamente critico, varie di esse associate a Gerardo Hernández e ai "cinque spie", il che sfuma quel 11% di supporto apparente.

Con profili altrettanto tecnici, Joel Chapman (1,55) e Pérez Oliva (1,31) occupano posizioni intermedie. Condividono con Bruno Rodríguez una caratteristica distintiva: sono legati a portafogli di gestione —energia, affari economici— più che al corpo politico-ideologico del regime. Questa distinzione sembra offrire loro un minimo margine di rispetto residuo che le figure più simboliche del castrismo storico non riescono a mantenere.

"Nessuno": la risposta che ha dominato la domanda aperta

Il questionario ha incluso una domanda facoltativa che chiedeva agli intervistati di menzionare altre figure del Governo con un rendimento favorevole. Hanno risposto 1.384 persone. Di queste, il 63,4% ha risposto solo per scrivere "nessuno", "nessuno è valido" o "tutti sono corrotti". Alcune risposte sono state particolarmente incisive: "Chiunque sia legato ai vertici di questo governo non offre alcuna fiducia nel futuro"; "Nessuno ha un rendimento favorevole, sono tutti burattini"; "Essere parte di quel mal governo implica accettare l'inefficienza, la corruzione, la menzogna, la manipolazione".

Oltre alle risposte, la domanda è stata trasformata in un atto di protesta consapevole. Tre intervistati hanno scritto il nome di Marco Rubio, due quello di Amelia Calzadilla e uno quello di Mario Pentón. Una di queste risposte spiegava il gesto senza mezzi termini: "So che non sono nel governo cubano, ma sono figure di cubani che farebbero del bene al popolo".

Quattro nomi che si salvano

Il vero ritrovamento del questionario aperto, tuttavia, è nell'8,4% rimanente: le risposte che hanno effettivamente menzionato una figura del regime e lo hanno fatto in un senso genuinamente favorevole. Una lettura qualitativa del testo, contrasto per contrasto, consente di identificare quattro nomi ricorrenti con un supporto esplicito nei commenti.

Eduardo Rodríguez Dávila, ministro dei Trasporti, guida la lista con 43 menzioni. Le risposte sono insolitamente concrete: "l'unico che si salva", "ha comprato una nave per il trasporto del petrolio", "più a suo agio sui social rispetto ai suoi colleghi". Un intervistato lo riassume così: "È un governo senza successo, dove le sue figure politiche non rappresentano il popolo, l'unico da considerare è Eduardo Rodríguez Dávila". Un altro precisa: "Il ministro dei Trasporti è più attivo sui suoi social, ma continuo a diffidare di tutti".

Lázaro Expósito Canto, ex segretario del Partito Comunista a Granma e in seguito a Santiago de Cuba, riceve 34 menzioni. Il suo nome appare associato in modo reiterato alla sua gestione territoriale, ormai conclusa: "il meglio che esistesse a Cuba tra tutto il male"; "ha avuto un ruolo più dignitoso"; "il successo del suo lavoro in entrambe le province è stato molto lodato dal popolo". Un intervistato di Santiago de Cuba lo dice con particolare chiarezza: "C'è stato un segretario di nome Lázaro Expósito che è stato il meglio che esistesse, perlomeno nella mia provincia d'origine".

Jorge Luis Tapia Fonseca, vicepresidente del Consiglio dei Ministri ed ex primo segretario del Partito a Ciego de Ávila e Camagüey, accumula 18 menzioni. Il modello si ripete: rispetto per la sua gestione territoriale passata. "Ha notevolmente migliorato la città e il popolo lo ha supportato"; "aveva un carattere burbero ma ha sollevato entrambe le province in pulizia e morale"; "riconosco che ci sono stati cambiamenti visibili che sono stati ben visti".

Inés María Chapman, anche vicepresidente del Consiglio dei Ministri, è menzionata 7 volte con valutazioni positive sfumate: "sta facendo un lavoro un po' accettabile rispetto agli altri dirigenti"; "solo la Chapman aiuta il popolo, il che non conviene a loro".

I quattro condividono un chiaro modello. Non sono ideologi del regime né volti dell'apparato politico-repressivo. Sono quadri con un percorso di gestione territoriale concreta, associati —con ragione o senza— a risultati locali degni di nota. L'intensità assoluta delle menzioni è modesta —tra i quattro sommano 102 menzioni favorevoli in un sondaggio dove il 98% rifiuta il Governo in blocco— ma significativa per contrasto: nessuno si aspetterebbe di trovare elogi al regime in assoluto in questo universo sondato.

Il rovescio: i segnati con nome e cognome

Alcuni intervistati hanno colto l'occasione per indicare i responsabili che considerano simbolici del rifiuto. I nomi più frequentemente ripetuti in senso critico, oltre a quello di Bruno Rodríguez, sono Raúl Guillermo Rodríguez Castro "El Cangrejo" e suo cugino Sandro Castro (8 menzioni ciascuno), Ramiro Valdés Menéndez (6 menzioni, diverse accompagnate dalla parola "assassino"), il giornalista della televisione ufficiale Humberto López (5), Marino Murillo (5) e Gerardo Hernández Nordelo (5). In numero inferiore compaiono Mariela e Alejandro Castro Espín, figli di Raúl. Questo è l'elenco dei volti che il pubblico associa esplicitamente alla perpetuazione del potere familiare e con l'apparato propagandistico-repressivo del regime.

Una gerarchia che conta

Il blocco del Governo mostra, in sintesi, un consenso di rifiuto di portata poco abituale in qualsiasi esercizio demoscopico. Ma al di sotto di questo consenso schiacciante emerge una gerarchia interna che sfuma la lettura semplificata: non tutti i membri sono percepiti come uguali. C'è un nucleo simbolico (Díaz-Canel, Lazo, Marrero, Morales Ojeda, Raúl Castro) che concentra il rifiuto totale. C'è un secondo gruppo di figure tecniche (Bruno Rodríguez, Joel Chapman, Pérez Oliva) che conserva un margine minimo di tolleranza. E c'è un terzo gruppo —il più interessante, perché non era presente nell'elenco originale del sondaggio— di gestori territoriali (Rodríguez Dávila, Expósito Canto, Tapia Fonseca, Chapman) che ricevono ancora elogi concreti.

La survey non permette di affermare che queste valutazioni riflettano meriti tecnici reali. Possono rispondere a recenti eventi di rilevanza mediatica, alla memoria locale di successi isolati, o alla semplice assenza di un'associazione diretta con il deterioramento nazionale. Ma consente di affermare qualcosa di più utile politicamente: anche in un universo cubano che respinge il Governo con un'intensità senza precedenti, c'è spazio per distinguere tra quadri. E i nomi che appaiono in questo spazio —quattro gestori territoriali o settoriali con un profilo tecnico prima che ideologico— possono offrire una lettura su che tipo di servitore pubblico i cubani percepirebbero come accettabile in qualsiasi scenario futuro.

Limitazioni

L'indagine è stata condotta tramite un sito web aperto, il che implica un campione autoselezionato di persone con accesso a internet e attivamente coinvolte in politica. Predomina il profilo maschile (64%) e universitario (70% con studi universitari o post-laurea), e L'Avana concentra il 50% del campione dell'isola. I risultati descrivono, quindi, un segmento reale, ampio e articolato dell'universo cubano connesso, ma non l'intera popolazione cubana.

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Redazione di CiberCuba

Un team di giornalisti impegnati a informare sull'attualità cubana e temi di interesse globale. Su CiberCuba lavoriamo per offrire notizie veritiere e analisi critiche.

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