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Il regime cubano ha già iniziato a implementare in tutto il paese la Risoluzione 86/2026 del Ministero delle Finanze e dei Prezzi, una norma che obbliga i lavoratori autonomi, le MIPYMES e altri attori non statali a segnalare operazioni sospette legate a reati finanziari e terrorismo.
Secondo quanto comunicato dallo stesso Ministero nelle sue reti sociali, è in corso un programma di formazione a livello nazionale rivolto ai funzionari, con l'obiettivo di garantire l'applicazione efficace della misura. Queste azioni vengono effettuate in coordinamento con i governi locali e fanno parte dell'entrata in vigore della normativa firmata l'8 aprile scorso.
Durante la giornata di sabato, la viceministra Yenisley Ortiz Mantecón, accompagnata dal vicegovernatore de La Habana, ha tenuto sessioni di preparazione per i sindaci e i funzionari dei consigli di amministrazione nella capitale, come parte di questo processo.
La Risoluzione 86 stabilisce che gli attori economici non statali che esercitano la tenuta dei libri diventano "soggetti obbligati" nella prevenzione del riciclaggio di denaro, del finanziamento al terrorismo e di altre attività illecite. Nella pratica, questo implica che devono monitorare le operazioni dei loro clienti, segnalare qualsiasi sospetto alle autorità senza informarle e rispettare rigorose obbligazioni di riservatezza.
Il dispiegamento delle formazioni evidenzia che la misura è entrata in una fase operativa e che il suo adempimento sarà supervisionato direttamente dalle strutture territoriali dello Stato. La partecipazione delle autorità locali nel processo suggerisce, inoltre, un controllo più vicino sul settore privato, in un contesto di crescente pressione normativa.
L'articolo quattro della risoluzione stabilisce che questi soggetti «sono responsabili di non prestare servizi a clienti che siano in liste internazionali o nella Lista Nazionale di persone e entità collegate ad azioni terroristiche».
Quando viene rilevata una corrispondenza, deve essere emesso «senza indugi» un Rapporto di Operazioni Sospette (ROS) alla Direzione Generale di Investigazione delle Operazioni Finanziarie (DGIOF) della Banca Centrale di Cuba, senza informare il cliente sottoposto a indagine in nessuna circostanza.
L'obbligo di riservatezza è assoluto: i privati «non possono rivelare le informazioni contenute nel ROS, salvo richiesta dell'autorità competente», secondo l'articolo 14.
Inoltre, devono conservare tutti i dati rilevanti dei propri clienti per cinque anni dopo la conclusione del rapporto contrattuale e collaborare obbligatoriamente con le autorità quando richiesto.
Il mancato rispetto di queste obbligazioni può pervenire fino alla Procura Generale della Repubblica, al Ministero degli Interni e alla Corte dei Conti della Repubblica, secondo l'articolo 16 della risoluzione.
La misura amplia in modo significativo il controllo statale sul settore privato cubano in mezzo alla crisi, che conta più di 11.000 MIPYMES registrate, genera il 31,2% dell'occupazione e contribuisce per il 23% alle entrate fiscali.
Questa normativa si aggiunge ad altre disposizioni recenti che hanno inasprito le condizioni per l'esercizio delle attività economiche non statali a Cuba, in mezzo a una crisi che ha costretto migliaia di imprenditori a operare sotto maggiori restrizioni legali e amministrative.
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