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Il Food Monitor Program (FMP) ha pubblicato questo mercoledì un rapporto intitolato "Paralisi economica e sopravvivenza alimentare a Cuba" che documenta livelli critici di insicurezza alimentare in cinque province: La Habana, Matanzas, Cienfuegos, Guantánamo e Santiago di Cuba.
L'rapporto raccoglie testimonianze anonime di abitanti di quelle province che descrivono un'esistenza ridotta alla pura sopravvivenza, segnata dalla fame, dall'incertezza e dall'esaurimento morale.
I dati quantitativi dello studio rafforzano questa percezione. Secondo l'FMP, il 78% degli intervistati ritiene che l'attuale crisi alimentare —che dura dal 2019— sia peggiore del Periodo Speciale degli anni '90, mentre solo il 12% crede che quella fase fosse più difficile e un 10% non ha risposto.
"Negli ultimi due mesi il riso è passato da 200 a 300 pesos, è un colpo brutale. Senza contare le proteine o l'insalata, ogni giorno è una sorpresa", racconta uno dei testimonianze raccolte dal FMP.
Le strategie di sopravvivenza documentate includono saltare i pasti, allungare il riso per giorni, cucinare con carbone o legna, fare scambi e ricorrere al mercato informale.
Lo studio si basa su un campione di 2.508 famiglie distribuite in diverse province e gruppi d'età, il che conferisce maggiore solidità ai risultati e conferma che la percezione di crisi è generalizzata nella popolazione.
"Passiamo meno tempo in casa per mangiare di meno, a volte se faccio colazione non pranzo," descrive un altro testimone.
Una delle voci raccolte riassume la gravità del deterioramento: "Io mi accontento di un barattolo di riso, un cucchiaino piccolo per farlo durare più o meno per un altro giorno, e un pochino di fagioli che non basta neanche per una minestra."
Il rapporto registra anche l'impatto della cosiddetta "Ozione Zero", il piano di emergenza estremo annunciato da Díaz-Canel a febbraio 2026 che include razionamento severo e autosufficienza locale forzata.
La comparazione storica risulta anche rivelatrice. Il rapporto sottolinea che la crisi attuale è percepita come peggiore del Periodo Speciale in aspetti chiave come l'accesso al cibo, il sostegno statale, l'uguaglianza sociale, i servizi pubblici e il benessere psicosociale. Solo nella parte riguardante le restrizioni legali, gli intervistati ritengono che la situazione fosse più severa negli anni '90.
"Questo di l'opzione zero è stato il colpo finale, ma uno che si prevedeva già", segnala uno degli intervistati.
Aunque il regime ha promesso di garantire sette libbre di riso al mese per persona come parte di quel piano, le testimonianze raccolte dal FMP indicano che quella promessa non viene mantenuta nella pratica.
Il deterioramento alimentare si verifica in un contesto di collasso energetico senza precedenti, con interruzioni di corrente fino a 25 ore al giorno e un deficit elettrico di 1.885 megawatt registrato a marzo 2026, il che impedisce la refrigerazione e distribuzione degli alimenti.
Cuba importa tra il 70% e l'80% dei suoi alimenti, e la produzione nazionale è crollata: le radici sono diminuite del 44%, le uova del 43% e il latte del 37,6% secondo i dati di gennaio 2025.
Le esportazioni di pollo dagli Stati Uniti sono diminuite del 21% in valore a febbraio 2026.
El FMP documenta anche una totale sfiducia nelle istituzioni: la maggior parte dei cubani intervistati crede che un miglioramento sia possibile solo attraverso un cambiamento sistemico al di fuori dell'istituzionalità, in linea con dati precedenti dello stesso organismo che indicavano che il 94% dei cubani non si fida del governo per risolvere la crisi.
Il tessuto sociale risente anch'esso dell'impatto. "I valori di una volta, di condividere poco che avevi con il vicino, adesso non esistono più, ora ognuno tira per il proprio verso", lamenta uno dei testimoni.
Questi dati consolidano una conclusione coerente: la crisi attuale non solo ha superato in percezione il Periodo Speciale, ma lo fa in modo più ampio e profondo, influenzando sia le condizioni materiali che lo stato psicologico della popolazione.
Il rapporto del FMP si chiude con una domanda che sintetizza la gravità della situazione: "Fino a che punto può sostenersi una società dove sopravvivere diventa l'unico orizzonte possibile?"
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