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Una denuncia apparsa su Facebook espone le condizioni gravemente insalubri della Sala di Terapia Intensiva dell'Ospedale Generale Orlando Pantoja Tamayo, a Contramaestre, Santiago di Cuba, dove vengono curati i pazienti più critici del comune.
Il post, pubblicato dal giornalista indipendente José L. Tan Estrada, include immagini del fotografo Yois Ramos, che dovrebbero suscitare il massimo allarme. "Un water pieno di acque reflue fino al bordo. Un pavimento trasformato in un pantano di liquidi senza nome. Scatole marce. Sacchetti abbandonati. Carta di scarto sul pavimento. Mura che non hanno visto un panno pulito da chissà quanto tempo", ha descritto Tan Estrada.
"La cosa più crudele di tutte," commentò il giornalista, "è che il malato che è lì dentro non ha scelto di esserci. Né la sua famiglia. Sono arrivati con paura, con dolore, con la speranza che l'ospedale li salvasse. E l'ospedale li ha accolti con questo."
Nel frattempo —fece notare— i dirigenti del Ministero della Salute Pubblica "continuano a tenere discorsi su 'la salute come conquista della Rivoluzione'", i quadri del partito dormono tranquilli e la nazione continua a esportare servizi medici.
Il medesimo ospedale era già stato segnalato nel dicembre 2025 per le sue condizioni deplorevoli. Nel gennaio 2026, sempre a Santiago di Cuba, ma presso l'Ospedale Clinico Chirurgico Juan Bruno Zayas, sono stati segnalati scarichi fognari che scorrevano sotto i letti dei pazienti, a chiara evidenza di un deterioramento strutturale e sanitario continuato.
Le immagini si aggiungono a una serie di denunce sul collasso del sistema ospedaliero cubano. Anche il Juan Bruno Zayas è stato vittima di una infestazione massiva di blatte nel bagno della sala parto, mentre i bambini ricoverati presso l'Ospedale Infantile La Colonia Española, della stessa provincia, rimanevano senza un trattamento disponibile perché l'ente era sprovvisto di acqua distillata, una risorsa fondamentale per eseguire esami complementari.
Il deterioramento non si limita al territorio orientale dell'Isola. A L'Avana, il Hospital Calixto García ha subito il crollo parziale del suo tetto lo scorso novembre, mentre a livello nazionale è stato confermato che, a luglio del 2025, solo il 30% del quadro basilare di medicinali era disponibile, secondo l'ammissione del governo stesso. Con l'aggravarsi della crisi multidimensionale che affligge il paese, questa mancanza di farmaci potrebbe essere ancor peggiore attualmente.
A quanto sopra si aggiunge la diminuzione massiva dei professionisti della salute. Cuba ha perso 30.767 medici in soli tre anni, passando da 106.131 registrati nel 2021 a 75.364 nel 2024, secondo i dati pubblicati dall'Ufficio Nazionale di Statistica e Informazione (ONEI), il che lascia il sistema privo del personale necessario per garantire una minima assistenza.
In contrasto, il governo dell'Isola continua a sostenere il suo discorso di "resistenza creativa" e a lodare i successi della già "potenza medica". Non sono isolate le dichiarazioni nel senso di quella della viceministra del MINSAP, Carilda Peña García, che ha persino dichiarato in televisione nazionale lo scorso dicembre che “il sistema cubano è migliore di quello di molti paesi”. Che consolazione.
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