“Non sarà una passeggiata per loro”: il regime cubano assicura di essere pronto di fronte a un possibile conflitto con gli Stati Uniti



Militare cubana e la diplomatica Johana Tablada de la TorreFoto © radiomayabeque.icrt.cu - Facebook / Johana Tablada

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Le recenti dichiarazioni della diplomatica cubana Johana Tablada de la Torre hanno riportato alla ribalta il discorso bellicoso del regime di fronte a un eventuale conflitto con gli Stati Uniti.

“Non sarà una passeggiata per loro, ci stiamo preparando”, ha assicurato la funzionaria al quotidiano El Sol de México, facendo riferimento a uno scenario ipotetico in cui Washington decidesse di intervenire nell'isola.

La funzionaria, seconda capo missione dell'ambasciata di Cuba in Messico, ha insistito sul fatto che il paese “non vuole la guerra”, ma ha chiarito che il regime è disposto a rispondere militarmente.

“Se dobbiamo combattere non siamo pochi”, ha aggiunto, rafforzando la narrativa usurata e obsoleta di resistenza che il governo ha utilizzato per decenni per unire il popolo contro un "nemico esterno" e giustificare in tal modo il suo controllo interno, la repressione contro il dissenso e la sua permanenza immutabile al potere.

Le dichiarazioni di Tablada non avvengono nel vuoto. Si producono in un momento di massima tensione politica, economica e militare, contrassegnato da un aumento sostenuto della pressione dell'amministrazione del presidente Donald Trump sul regime cubano.

Negli ultimi settimane, alti funzionari a Washington e lo stesso presidente Trump hanno intensificato un discorso insolito per la sua durezza, arrivando a qualificare Cuba come un “Stato fallito” e sottolineando la necessità di cambiamenti profondi nel suo sistema politico.

Queste dichiarazioni sono state accompagnate da misure che rafforzano l'assedio energetico, aggravando la già critica scarsità di carburante e provocando blackout prolungati in tutta l'isola.

In parallelo, il regime ha risposto con un'escalation nella sua retorica e preparazione interna. Si è osservato un aumento nelle manovre militari delle Forze Armate Rivoluzionarie (FAR), insieme alla riattivazione di esercizi come i cosiddetti “sabati della Difesa”, orientati a preparare la popolazione a scenari di conflitto.

Por parte loro, i mezzi di comunicazione ufficiali hanno intensificato il discorso della “guerra di tutto il popolo”, una dottrina storica che richiama la mobilitazione generale in caso di conflitto.

Questo clima si verifica mentre il paese sta attraversando una delle peggiori crisi della sua storia recente, con scarsità generalizzata, inflazione fuori controllo e un esodo migratorio senza precedenti.

A fianco della confrontazione pubblica, sono emersi anche contatti e presunte negoziazioni discrete tra figure del regime —inclusi membri della famiglia Castro— e attori negli Stati Uniti, il che suggerisce che, al di là del discorso ufficiale, L'Avana stia esplorando uscite politiche o garanzie in vista di un possibile scenario di transizione.

In questo contesto complesso, le parole di preparazione militare non riflettono solo tensioni esterne, ma anche la fragilità interna di un sistema sempre più sotto pressione sia dall'interno che dall'esterno dell'isola.

Consapevole che lo scenario è cambiato, il regime cubano insiste ipocritamente nell'attribuire questa situazione a quello che definisce "blocco", agitandone la propaganda in modo sempre più grottesco per evitare di riconoscere il fallimento del proprio modello economico centralizzato, ampiamente messo in discussione per la sua inefficienza e mancanza di libertà.

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Redazione di CiberCuba

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