L'annuncio dell'indulto di oltre 2.000 prigionieri a Cuba ha sollevato interrogativi sulle sue possibili motivazioni, nel contesto della recente arrivo di petrolio russo sull'isola e del complesso scenario geopolitico.
L'oppositore José Daniel Ferrer ha affrontato direttamente queste interrogativi in un video, dove ha rivelato che persino ex prigionieri politici gli hanno sottoposto l'ipotesi che si possa trattare di uno scambio sotterraneo.
Secondo quanto riportato, ha ricevuto una chiamata in cui gli è stato suggerito che la misura potrebbe essere legata al fatto che gli Stati Uniti permettessero l'arrivo di una petroliera russa con migliaia di barili di petrolio a Cuba.
Tuttavia, Ferrer ha respinto questa ipotesi in modo categorico.
“È impossibile,” ha affermato, sottolineando che né il presidente Donald Trump né il segretario di Stato Marco Rubio “si lasciano ingannare o manipolare” dal regime cubano.
Il leader dell'opposizione ha preso le distanze da episodi precedenti, come le negoziazioni sotto l'amministrazione di Joe Biden, quando - ha ricordato - l'uscita di centinaia di prigionieri è stata accompagnata da concessioni politiche verso La Habana.
In contrasto, Ferrer ha insistito sul fatto che l'attuale politica statunitense non risponderebbe a uno schema di scambio.
A suo avviso, accettare uno scambio di questo tipo sarebbe ripetere ciò che ha definito un “commercio di carne umana”, in cui il regime libera prigionieri in cambio di vantaggi internazionali.
L'oppositore ha anche avvertito che questo tipo di indulti fa parte di una strategia ben conosciuta.
Secondo quanto spiegato, dopo aver liberato determinati detenuti, le autorità rinchiudono nuovamente altri, tra cui attivisti, giovani e persino minorenni, come parte di un ciclo repressivo.
In questo senso, ha messo in discussione che la misura possa essere presentata come un gesto umanitario, sottolineando al contempo che la soluzione non passa per liberazioni individuali, ma per la fine del sistema che le produce.
Il governo cubano ha annunciato giovedì la liberazione di 2.010 condannati, argomentando motivi come la condotta dei detenuti, il tempo già scontato e il loro stato di salute, nel contesto della Settimana Santa.
Nel frattempo, la coincidenza tra questo annuncio, l'arrivo di petrolio russo e l'aumento della pressione internazionale sui alleati di L'Avana mantiene aperto il dibattito su se si tratti di una decisione interna o parte di un movimento strategico più ampio.
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