In mezzo a blackout, scarsità e una crisi che colpisce ogni angolo dell'isola, il regime cubano ha riportato nelle strade la sua vecchia narrativa di resistenza. Questa volta lo ha fatto dal Malecón dell'Avana, dove centinaia di giovani hanno sfilato in bicicletta, con monopattini e moto elettriche, mentre intonavano slogan contro il presidente statunitense Donald Trump.
“Trump bastardo, ricordati di Girón”, si è sentito durante la mobilitazione, organizzata in occasione del 64º anniversario dell'Unione dei Giovani Comunisti (UJC). Le immagini, diffuse su social media dal giornalista Luis De Jesús, mostrano una scena che mescola propaganda politica con una realtà difficile da nascondere: giovani che si muovono con mezzi di trasporto alternativi in un paese dove il carburante scarseggia e il trasporto pubblico è in crisi.
La manifestazione non è un fatto isolato. Si verifica appena pochi giorni dopo che alti dirigenti del Partito Comunista hanno iniziato a invocare apertamente l'epica di Playa Girón in risposta all'aumento delle tensioni con gli Stati Uniti. In un messaggio recente, l'apparato politico ha chiamato a giornate di “riaffermazione e patriottismo”, riattivando una narrativa storica che il potere ha utilizzato per decenni come simbolo di resistenza.
Playa Girón, scena dell'invasione della Baia dei Porci nel 1961, è stata trasformata dal regime in uno dei pilastri della sua legittimità politica, presentata come una vittoria contro gli Stati Uniti dopo la sconfitta di una brigata di esuli in appena 72 ore. Tuttavia, più di sei decenni dopo, la sua costante evocazione avviene in un contesto radicalmente diverso.
Desde gennaio, l'isola è stata teatro di esercizi militari, discorsi di “guerra di tutto il popolo” e ora mobilitazioni giovanili che ripetono slogan del passato. Perfino attività come le pedalate sono state utilizzate in precedenza dalla UJC per commemorare la data storica, rafforzando quel legame simbolico tra gioventù ed epica rivoluzionaria.
Ma l'immagine che lascia il Malecón habanero è un'altra. Non è quella di un paese in vittoria, ma quella di una generazione che pedala tra privazioni, in mezzo a una crisi economica profonda, con blackout prolungati, inflazione e una migrazione massiva che non si ferma.

Mentre il discorso ufficiale insiste su Girón come simbolo di resistenza di fronte alle minacce esterne, molti cubani vedono in queste scene una crescente disconnessione tra la propaganda e la vita reale. Il motto può essere lo stesso di oltre 60 anni fa, ma il contesto è diverso: uno contrassegnato dall'incertezza, dallo sfruttamento e dalla mancanza di soluzioni concrete.
Così, tra biciclette, slogan e memoria riciclata, il regime punta di nuovo sul passato per cercare di sostenere un presente sempre più difficile da giustificare.
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