Pablo Iglesias relativizza la crisi a Cuba dopo aver incontrato funzionari del Partito Comunista all'Havana

Il politologo di sinistra dice da Cuba che la situazione è difficile, ma non come viene descritta al di fuori dell'isolaFoto © Facebook/Pablo Iglesias e CiberCuba

Il ex leader di Podemos e direttore di Canal Red, Pablo Iglesias, ha dichiarato questo venerdì che la situazione a Cuba “è sicuramente difficile, ma non così come viene presentata dall'esterno”, dopo aver incontrato rappresentanti del Partito Comunista (PCC) a L'Avana.

Durante un intervento trasmesso dal programma El Tablero, Iglesias ha spiegato di essere arrivato sull'isola come parte di una delegazione internazionale proveniente da Madrid, composta da politici e attivisti di sinistra di vari paesi.

Secondo quanto riferito, in un primo incontro con le autorità cubane gli sono state illustrate le difficoltà che il paese affronta, in particolare la mancanza di combustibile, anche se ha sottolineato quello che ha definito progressi nella transizione energetica attraverso l'uso di attrezzature fotovoltaiche e l'aumento delle motociclette elettriche.

Il dirigente ha anche sottolineato quella che ha definito come “capacità di resilienza” del sistema cubano, in linea con il discorso istituzionale che attribuisce la crisi a fattori esterni e mette in risalto la “resistenza” del modello socialista di tipo sovietico, fallito, imposto nell'isola caraibica.

Inoltre, Iglesias ha raccontato di incontri con delegazioni internazionali di organizzazioni politiche di Cile, Argentina, Brasile, Stati Uniti e altri paesi, in un contesto in cui si prevede l'arrivo di tra 400 e 600 partecipanti ad attività nell'isola.

Le sue dichiarazioni coincidono con un modello ricorrente tra i settori della sinistra internazionale che visitano Cuba e riproducono una visione che relativizza la gravità della crisi, a partire da scambi con fonti ufficiali.

Questo approccio è stato ribadito giorni fa da figure come l'attivista Alexandro Pupo, che ha chiesto ai cubani di “continuare a resistere” di fronte alle difficoltà.

Asimismo, contrasta con testimonianze come quella di un cubano in un recente dibattito televisivo in Argentina, che ha rifiutato di incolpare fattori esterni e ha denunciato direttamente le condizioni di vita e la repressione all'interno del paese.

In parallelo, questo tipo di posizionamenti contrasta con le denunce crescenti all'interno del paese riguardo al deterioramento delle condizioni di vita, segnate da blackout, scarsità e collasso dei servizi essenziali, così come con le testimonianze dei cittadini che mettono in discussione la narrativa esterna sulla realtà cubana.

La visita di Iglesias si inserisce nella sua partecipazione a un convoglio internazionale denominato “Nuestra América”, che raggruppa politici, sindacalisti e attivisti di sinistra e che prevede di trasportare oltre 20 tonnellate di aiuti umanitari verso Cuba, compresi farmaci.

Tra i partecipanti figurano il britannico Jeremy Corbyn, la colombiana Clara López e l'americano Hasan Piker, insieme ad altre figure internazionali, secondo i rapporti stampa.

Parte delle spedizioni sarebbe già arrivata via aerea dall'Europa, mentre si attende l'arrivo di nuove delegazioni e carichi.

L'iniziativa avviene nel contesto della profonda crisi economica ed energetica che attraversa l'isola, caratterizzata da blackout, scarsità di carburante e deterioramento delle condizioni di vita.

Sebbene gli organizzatori presentino la flottiglia come un gesto di solidarietà di fronte alle sanzioni degli Stati Uniti, il suo arrivo alimenta anche la narrazione ufficiale che attribuisce la crisi esclusivamente a fattori esterni, in contrasto con i problemi strutturali del modello economico cubano e con l'impatto limitato di questo tipo di aiuti rispetto all'entità della situazione.

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