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Alexandro Pupo, membro del Convoy Nuestra América e dell'Organismo Internazionale della Gioventù per Iberoamerica, ha esortato i giovani cubani a resistere alle difficoltà e a mantenere la speranza nel governo di Miguel Díaz-Canel, in mezzo alla crisi umanitaria che vive Cuba.
La visita a La Habana di attivisti internazionali mette in evidenza un discorso ricorrente dei militanti di sinistra del mondo: l'appello al sacrificio del popolo cubano in nome di cause politiche che poco alleviano la dura realtà quotidiana sull'isola.
In dichiarazioni rilasciate all'Agencia Cubana de Noticias, l'attivista Alexandro Pupo ha affermato che “è molto importante essere a Cuba, insieme alla gioventù cubana”, che ha lodato per il suo “coraggio e la sua valentia” di fronte alla crisi.
Mostrò il suo rifiuto delle sanzioni statunitensi e espresse il suo sostegno a coloro che, all'interno del paese, affrontano le difficoltà quotidiane. Il suo messaggio non passò inosservato perché fece un invito a prolungare il sacrificio dei cubani.
Al popolo cubano diciamo: continuate a resistere. Dall'esterno vi seguiamo guardando con molta speranza", ha sottolineato Pupo.
La frase riflette la disconnessione tra coloro che sostengono il sistema dall'esterno e la realtà di milioni di cubani che soffrono di blackout, scarsità di cibo e un deterioramento costante della loro qualità di vita.
Il discorso della resistenza è stato una costante per decenni, promosso sia dal regime che da settori della sinistra internazionale che vedono in Cuba un simbolo ideologico.
Chiedono "più resistenza" e non sembra importar loro che per i cubani questo significhi sopravvivere in condizioni sempre più precarie, senza soluzioni strutturali alla crisi, e nella povertà estrema.
Mentre alcuni continuano a difendere la narrativa della resistenza, cresce il dubbio su quanto sia legittimo chiedere a un popolo di continuare a sopportare privazioni in nome di ideali che, nella pratica, sono stati distrutti dallo stesso regime.
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