Un nuovo episodio di frustrazione cittadina mette nuovamente in evidenza la profonda crisi del sistema bancario a Cuba. L'attivista Yoel Parsons Bones ha denunciato pubblicamente l'odissea che migliaia di cubani devono affrontare per accedere ai propri soldi, in un contesto segnato da blackout, scarsità di contante e collasso dei servizi essenziali.
“Cercando di guadagnare quindici o ventimila pesos… e non riescono nemmeno a portare a casa un centesimo”, ha reclamato visibilmente indignato, descrivendo una situazione che si ripete quotidianamente nelle filiali del paese. La sua testimonianza, carica di disperazione, va oltre l'aspetto economico e rivela l'impatto umano della crisi: “Chi capisce mia moglie e i miei figli?”.
Lo scenario che descrivi non è isolato. Gli utenti denunciano che, di fronte alla mancanza di contante, anche i trasferimenti digitali non sono una soluzione reale, poiché poi risulta quasi impossibile ritirare il denaro. “Se non ci lasciano con il sistema… oggi di nuovo è senza mangiare”, ha lamentato, riflettendo una realtà in cui l'accesso al denaro può significare la differenza tra mangiare o meno.
Nel frattempo, le autorità sostengono un discorso molto diverso. All'inizio della crisi del carburante nel paese, all'inizio di febbraio, la presidente della Banca Centrale di Cuba, Juana Lilia Delgado Portal, ha assicurato in televisione di stato che il sistema bancario era pronto a continuare a operare anche senza elettricità, grazie a investimenti in energia alternativa e aggiustamenti organizzativi.
Secondo la funzionaria, servizi come pagamenti, depositi e prelievi rimangono attivi, sebbene abbia riconosciuto limitazioni negli orari e nel funzionamento. Ha anche insistito sul fatto che la popolazione deve dare priorità ai canali digitali.
Tuttavia, nella pratica, le testimonianze dei cittadini indicano un sistema sempre più scollegato dalle esigenze reali. La mancanza di contante, i blackout e le restrizioni operative hanno trasformato operazioni basilari in una “missione impossibile”, come già denunciavano i cubani da mesi.
La contraddizione diventa ancora più evidente dopo il recente annuncio del governo di permettere agli emigrati di aprire conti in valuta presso le banche dell'isola, nel tentativo di attrarre capitali esterni. Questa misura arriva in un momento in cui molti all'interno del paese non possono nemmeno accedere ai propri risparmi.
In mezzo a code interminabili, blackout e stomaci vuoti, la domanda dell'attivista risuona con forza tra migliaia di cubani: chi comprende le famiglie che, pur avendo soldi in banca, non possono usarli per sopravvivere?
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