
Video correlati:
Gli Stati Uniti hanno temporaneamente revocato parte delle sanzioni imposte al petrolio russo trasportato via mare, autorizzando per un mese la vendita di petrolio greggio e prodotti petroliferi già caricati su navi prima del 12 marzo.
Secondo un rapporto di El País, la decisione ha suscitato critiche in Europa e in Ucraina per il sollievo finanziario che può rappresentare per il Cremlino in mezzo alla guerra e alla crisi energetica aggravata dal conflitto con l'Iran.
La misura è stata confermata dal Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti tramite una licenza emessa dall'Ufficio di Controllo dei Beni Stranieri (OFAC), secondo la quale l'autorizzazione sarà valida fino all'11 aprile e si applica solo al petrolio russo che era già in transito al largo.
Il segretario al Tesoro, Scott Bessent, ha sottolineato che si tratta di un'autorizzazione "limitata" e "a breve termine", mirata a consentire che quell'olio continui a raggiungere il mercato globale.
Secondo CNN, la decisione dell'Amministrazione Trump mira a contenere l'escalation dei prezzi del petrolio dopo la guerra avviata dagli Stati Uniti contro l'Iran e la chiusura dello stretto di Hormuz, attraverso il quale circola circa un quinto del petrolio mondiale.
Quella interruzione ha provocato una carenza energetica internazionale che ha costretto Washington a allentare temporaneamente le restrizioni precedenti sul settore petrolifero russo.
La dimensione economica della questione
La dimensione economica dell'alleviamento è uno dei punti centrali del dibattito. Kiril Dmitriev, inviato speciale di Vladimir Putin e direttore del Fondo di Investimento Diretto russo, ha stimato che la flessibilità permetterebbe di collocare sui mercati circa 100 milioni di barili di petrolio russo.
Per parte sua, il presidente ucraino Volodímir Zelenski ha stimato che Mosca potrebbe ottenere circa 10.000 milioni di dollari, equivalenti a circa 9.000 milioni di euro, risorse che, come ha avvertito, potrebbero servire a sostenere la guerra contro l'Ucraina.
La reazione dall'Europa è stata immediata. El País riporta che il presidente del Consiglio Europeo, António Costa, ha definito la decisione di Washington "molto preoccupante" e ha criticato il suo carattere unilaterale.
Da Kiev, Zelenski l'ha presentata come un colpo diretto alla strategia ucraina di asfissia economica contro la Russia, basata su sanzioni, blocco delle entrate energetiche e pressione internazionale per limitare la capacità finanziaria del Cremlino.
Finanziamento al Cremlino?
Il rapporto riporta le critiche della senatrice democratica Jeanne Shaheen, membro di alto rango della Commissione per le Relazioni Estere del Senato, che ha accusato Trump di riempire “le casse di guerra del Cremlino” mentre la Russia aiuta l'Iran e le famiglie americane affrontano prezzi più alti.
Secondo questa interpretazione, la decisione non solo riduce la pressione su Mosca, ma contraddice anche l'obiettivo precedente di limitare il flusso di denaro che finanzia la guerra russa in Ucraina.
La concessione americana arriva in un momento delicato per l'economia russa.
Il testo sottolinea che i conti del Cremlino erano già influenzati da sanzioni precedenti contro Rosneft e Lukoil, e che il deficit pubblico russo ha raggiunto 3,4 trilioni di rubli tra gennaio e febbraio, quasi il target annuale del Governo per tutto il 2026.
Nello stesso periodo, le entrate totali del bilancio sono diminuite del 10%, con un crollo della metà del denaro proveniente dagli idrocarburi.
Nonostante ciò, la flessibilizzazione potrebbe offrire un sollievo immediato. Il Financial Times, citato nel documento, ha stimato che la Russia potrebbe incassare circa 150 milioni di dollari in più per ogni giorno in cui le sanzioni rimarranno parzialmente sospese.
Inoltre, l'autorizzazione permetterebbe al Cremlino di vendere quel petrolio senza dover applicare i grandi sconti che in passato era costretto ad offrire per compensare il rischio di sanzioni ai suoi acquirenti.
Prima della guerra con l'Iran, il barile russo si commerciava con uno sconto fino a 30 dollari rispetto al prezzo internazionale.
Washington aveva già attenuato la settimana precedente il suo veto alla vendita di petrolio russo in India e la nuova licenza conferma ufficialmente una politica più permissiva nei confronti del crude russo che è stato stoccato nella cosiddetta flotta in alto mare.
Secondo le informazioni fornite da CNN, questa flessibilità beneficerà esclusivamente il petrolio già caricato su navi prima del 12 marzo; se Trump non estende la misura, il nuovo petrolio estratto dalla Russia rimarrà soggetto a restrizioni statunitensi.
La decisione si inserisce inoltre in un contesto geopolitico più ampio. La Casa Bianca e il Cremlino hanno mantenuto una linea diretta di comunicazione sulla crisi energetica sin dall'inizio degli attacchi contro l'Iran, e Trump ha annunciato che allenterà le sanzioni ai settori petroliferi di vari paesi dopo aver conversato telefonicamente con Putin.
Un contesto politico
Il contesto immediato è il blocco iraniano dello stretto di Ormuz e il rialzo del Brent verso i 100 dollari al barile, un prezzo elevato, sebbene ancora all'interno di parametri storici.
Almeno 16 petroliere, mercantili e altre imbarcazioni sono state attaccate nello stretto di Hormuz, nel golfo Persico e nel golfo dell'Oman nelle ultime due settimane, mentre l'Iran avrebbe posizionato mine nella zona e le forze statunitensi affermano di aver affondato 16 minatori.
Le informazioni fornite indicano che analisti, economisti e operatori hanno avvertito che anche una rapida conclusione della guerra non garantirebbe la riapertura immediata dello stretto, motivo per cui diversi paesi hanno già iniziato a attingere alle riserve strategiche e ad adottare misure per moderare il consumo energetico.
In questo scenario, la flessibilità sul petrolio russo appare come un rimedio d'emergenza per ampliare l'offerta disponibile nel mercato internazionale.
Con tutto, alcuni esperti citati ritengono che questa iniezione extra di liquidità non cambierà da sola l'andamento della guerra in Ucraina, dato che i problemi economici russi non si limitano ai bilanci pubblici, ma al disequilibrio generale della loro economia civile a causa del peso dell'industria militare.
Eppure, la decisione di Washington rappresenta un parziale sollievo per Mosca e un colpo politico per Kiev, che vede come uno dei pilastri della sua strategia internazionale —la pressione sulle esportazioni energetiche russe— venga temporaneamente indebolito.
Archiviato in: