Gli ospedali a Cuba operano in condizioni di guerra a causa dei blackout e della scarsità



Medici cubani eseguono un intervento chirurgico illuminati da telefoni cellulari (Illustrazione basata su un fatto reale)Foto © CiberCuba/Sora

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I ospedali a Cuba operano in condizioni simili a quelle di un paese in conflitto armato, con interventi chirurgici sospesi, attrezzature mediche fuori servizio e blackout di fino a 20 ore al giorno che aggravano una crisi sanitaria già profonda.

Un reportage pubblicato da El Nuevo Herald descrive come la mancanza di carburante e i prolungati blackout elettrici abbiano costretto a fermare le operazioni chirurgiche che non siano urgenti, mentre le attrezzature per raggi X, ecografia e tomografia rimangono inattive a causa dell'instabilità dell'approvvigionamento elettrico.

I medici consultati dai mezzi hanno sottolineato che, a causa dell'impossibilità di utilizzare tecnologie diagnostiche di base, si trovano costretti a ricorrere quasi esclusivamente al metodo clinico tradizionale.

Un medico ha denunciato sui social che presso l'Ospedale Guillermo Domínguez, a Puerto Padre, non hanno nemmeno un elettrocardiogramma funzionante per garantire turni con sicurezza minima.

La situazione si verifica in un contesto di carenza generalizzata di farmaci e deterioramento delle strutture sanitarie.

Il reportage descrive ospedali con corridoi bui, servizi limitati e sale praticamente vuote a causa della sospensione delle procedure regolari e della mancanza di trasporti per i pazienti.

Il dottor Antonio Guedes, autore del libro Del dicho al hecho. La leggenda della sanità a Cuba 1902-2024, ha avvertito che la crisi attuale ha conseguenze immediate e a lungo termine.

Secondo quanto spiegato, malattie trattabili come il cancro, le patologie cardiache e polmonari peggiorano se non ricevono un'adeguata attenzione, aumentando la mortalità prevenibile.

La crisi energetica, aggravata dalla sospensione delle forniture di petrolio, ha impattato non solo l'assistenza ospedaliera ma anche servizi di base come il trasporto, la raccolta dei rifiuti e l'approvvigionamento idrico, aumentando i rischi epidemiologici.

Per il dottor Julio César Alfonso, presidente dell'organizzazione Solidaridad sin Fronteras, la situazione sanitaria è la peggiore nella storia del paese.

Non è che il sistema stia per collassare, è che è già collassato”, ha affermato al citato mezzo, avvertendo che senza un intervento urgente molti pazienti potrebbero affrontare conseguenze irreversibili.

Nel frattempo, i professionisti della salute lavorano in condizioni sempre più precarie, affrontando blackout prolungati, carenza di forniture e una domanda crescente di assistenza sanitaria in una popolazione sempre più vulnerabile.

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