Con un annuncio sorprendente e senza anticipare gli argomenti che verranno affrontati, la stampa ufficiale cubana ha annunciato giovedì una comparsa speciale del governatore Miguel Díaz-Canel, programmata per le 10 del mattino di questo 5 febbraio.
“Il Primo Segretario del Comitato Centrale del Partito Comunista di Cuba e Presidente della Repubblica Miguel Díaz-Canel Bermúdez si presenterà oggi alle 10 del mattino davanti ai media nazionali e stranieri”, ha riferito , senza fornire ulteriori dettagli.
La nota concisa aggiunse che:
"L'incontro sarà trasmesso in diretta nazionale radio e televisione, così come attraverso il canale YouTube della Presidenza."
L'annuncio suscita aspettative in un contesto nazionale caratterizzato dal deterioramento della crisi economica, dall'aumento delle pressioni da parte degli Stati Uniti, dal crescente malcontento popolare e dall'assenza di segnali chiari da parte del governo riguardo possibili cambiamenti strutturali.
Aspettativa e ermetismo ufficiale
A differenza di altre occasioni in cui il mandatario cubano ha annunciato apparizioni televisive programmate, in questa occasione l'annuncio arriva in modo inaspettato, senza che sia stato spiegato il motivo della comparsa né sia stato fornito alcun contesto.
Il hermetismo con cui è stata gestita questa intervento contrasta con la consueta strategia di comunicazione dell'ufficialismo, che tende ad anticipare discorsi e presentare tematiche in anticipo.
L'assenza di tali elementi in questa occasione intensifica le allerta.
Un contesto di collasso e pressione internazionale: Il contesto della testimonianza
La comparsa inaspettata di Miguel Díaz-Canel in diretta nazionale questo giovedì si verifica in un momento di estrema tensione politica ed economica per il regime cubano, con segnali chiari di decomposizione interna e crescente pressione dall'esterno.
Due fatti recenti aiutano a delineare lo scena immediato: da un lato, l'ammissione di contatti ai più alti livelli con gli Stati Uniti; dall'altro, l'annuncio di un "processo di riorganizzazione" che promette di essere "molto difficile per la popolazione".
Contatti con Washington: Dialogo senza riforme
In un'intervista concessa a CNN, il viceministro degli Affari Esteri, Carlos Fernández de Cossío, ha riconosciuto che esistono scambi tra L'Avana e Washington “collegati ai più alti livelli del governo cubano”, sebbene ha precisato che “non è stato stabilito un dialogo bilaterale formale”.
«Non siamo pronti per discutere il nostro sistema costituzionale, così come supponiamo che gli Stati Uniti non siano pronti a discutere il loro sistema costituzionale, il loro sistema politico né la loro realtà economica», ha affermato Fernández de Cossío, escludendo qualsiasi apertura politica come parte delle conversazioni.
La conferma di questi contatti avviene mentre l'amministrazione Trump rafforza la sua linea dura contro Cuba, inasprendo le sanzioni economiche, limitando le esportazioni di petrolio verso l'isola e definendo il paese come una "minaccia straordinaria" a causa della sua vicinanza a attori ostili.
In risposta, La Habana ha ribadito che non rappresenta un pericolo per gli Stati Uniti e ha difeso la sua disponibilità a cooperare su questioni come il narcotraffico.
“Riorganizzazione” sotto minaccia di collasso
Simultaneamente, lo stesso vicecancelliere ha anticipato in un'intervista con EFE che Cuba si sta preparando per un processo di "riorganizzazione", un eufemismo che nella pratica potrebbe tradursi in maggiore razionamento, austerità e controllo sociale, in mezzo a una crisi generalizzata.
“Sarà molto difficile per la popolazione,” ha ammesso il diplomatico, senza entrare nei dettagli, ma lasciando intendere che il regime si sta preparando a gestire il collasso, non a evitarlo.
Diversi analisi concordano sul fatto che questa "riorganizzazione" potrebbe assumere forme diverse, dalle fusioni e chiusure di aziende statali, ai licenziamenti e riduzioni dei sussidi, fino a un nuovo ciclo di razionamento alimentare e restrizioni al consumo in valute estere.
Si contempla anche una possibile riforma monetaria mascherata o addirittura una transizione controllata verso un capitalismo oligarchico di stampo militare, dove le principali ricchezze del paese rimarrebbero nelle mani di aziende legate a GAESA, il conglomerato militare che già controlla oltre il 70% dell'economia cubana.
La perdita del sostegno venezuelano dopo la cattura di Nicolás Maduro da parte delle forze statunitensi lo scorso 3 gennaio, e il blocco energetico imposto da Washington, hanno aggravato una crisi che era già di natura strutturale.
Una comparsa sotto pressione multipla
L'annuncio di Díaz-Canel arriva, quindi, in un contesto in cui convergono diversi elementi chiave:
-Esaurimento del modello economico centralizzato.
-Sanzioni esterne e instabilità regionale.
- Crescente malcontento popolare e migrazione di massa.
Movimenti tattici della diplomazia cubana, che cerca di aprire vie con Washington senza cedere sul piano politico.
Tutto ciò suggerisce che la comparsa del mandatario potrebbe rispondere alla necessità di controllare il racconto ufficiale, preparare psicologicamente i cittadini a nuovi sacrifici o giustificare decisioni impopolari che verranno annunciate nel breve termine.
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