In mezzo alla maggiore tensione politica ed energetica tra L'Avana e Washington degli ultimi decenni, un messaggio poco abituale ha iniziato a circolare con forza tra i cubani dentro e fuori dall'Isola. Non proviene da un politico né da un giovane attivista, ma da un uomo che conosce la guerra, il carcere e l'esilio, il colonnello Johnny López de la Cruz, ex combattente della Baia dei Porci e veterano dell'Esercito degli Stati Uniti.
In un video diffuso dal mezzo indipendente CubaNet, López de la Cruz si rivolge direttamente ai membri delle Forze Armate Rivoluzionarie (FAR) e lancia un appello diretto: “Siate voi a iniziare il cambiamento o aiutate a creare le condizioni per facilitare o costringere l'uscita della struttura comunista dal potere”.
Nato a Cuba, membro della Brigata 2506 e prigioniero politico per due anni dopo l'invasione della Baia dei Porci nel 1961, l'ex militare assicura di parlare dalla esperienza e dalla preoccupazione per il collasso sociale che vive il paese. “La realtà è che la rivoluzione non esiste. Fin dall'inizio ha fallito e si è trasformata in una dittatura”, afferma nel messaggio, in cui descrive Cuba come “uno stato fallito, senza risorse”, segnato dalla scarsità estrema di cibo, medicine, interruzioni quotidiane di corrente e un deterioramento accelerato dei servizi di base.
Il tono del video è duro, ma appella anche a una dimensione umana che coinvolge migliaia di famiglie cubane, comprese quelle degli stessi militari. “Anche voi avete sofferto per queste ingiustizie mentre i vostri leader e le loro famiglie si sono arricchiti illegalmente inviando i loro figli all'estero, dove vivono da milionari”, sostiene López de la Cruz, mentre mette in dubbio la repressione contro le proteste pacifiche e l'incarcerazione di migliaia di cittadini.
Il pronunciamento avviene in un contesto particolarmente sensibile. Nelle ultime settimane, il presidente statunitense Donald Trump ha inasprito drasticamente la sua politica nei confronti di Cuba, inclusa la firma di un'ordinanza esecutiva che dichiara uno stato di emergenza nazionale e minaccia di imporre dazi a paesi che forniscono petrolio all'Isola, una delle ultime fonti di ossigeno economico del regime.
Washington ha chiarito di cercare di soffocare il sostegno energetico del governo cubano, dopo la cattura di Nicolás Maduro e il collasso del sussidio venezuelano.
López de la Cruz fa riferimento direttamente a quel scenario. “Il regime si trova in una situazione molto critica e estremamente debole”, afferma, e sottolinea che questo momento potrebbe segnare un punto di svolta storico.
“Il cambiamento a Cuba sta arrivando e in modo inarrestabile”, afferma, convinto che le Forze Armate abbiano un ruolo chiave in una eventuale transizione. “Ricordate che la vostra lealtà deve essere verso la nazione cubana, non verso un governo criminale e dittatoriale”.
El ex-combattente insiste sul fatto che un cambiamento politico non deve necessariamente sfociare nel caos e propone la possibilità di una transizione negoziata verso un sistema democratico. “Nessuno desidera creare questa situazione e voi avete l'opportunità di cooperare per realizzare una Cuba libera”, sottolinea, prima di chiudere con una frase carica di simbolismo per molte generazioni di cubani: “Cuba se lo merita. Voi ve lo meritate. Il popolo cubano se lo merita. Che viva Cuba libera”.
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