
Video correlati:
La Assemblea Nazionale del Venezuela, controllata dal chavismo, ha consegnato questo lunedì all'Ambasciata di Cuba a Caracas un accordo in cui dichiara “eroi e martiri” le persone decedute durante l'operazione militare statunitense del 3 gennaio scorso, tra cui 32 militari cubani morti nella capitale venezuelana, secondo quanto riportato dall'agenzia EFE.
Il documento, approvato all'unanimità l'8 gennaio, è stato presentato come un gesto di “fraternità inquebrantabile” tra i due governi e come un omaggio a coloro che il Parlamento venezuelano considera vittime di quella che definisce un'intervento militare straniero.
L'annuncio è avvenuto giorni dopo che il ministro della Difesa venezuelano, Vladimir Padrino López, ha confermato che l'operazione ha causato almeno 47 militari venezuelani morti e più di un centinaio di feriti, e che tra i deceduti c'erano nove donne.
Mientras a Caracas si moltiplicano i discorsi ufficiali e i riconoscimenti simbolici, a Cuba il regime ha dispiegato una macchina di omaggi che ha trasformato il lutto per i 32 militari morti in Venezuela in una dimostrazione di controllo politico e narrazione epica.
Carovane funebri scortate da truppe, bare coperte con la bandiera cubana attraversano le strade principali dell'Avana, guardie d'onore e cerimonie militari hanno caratterizzato delle esequie in cui la presenza dello Stato è stata molto più visibile di quella dei familiari.
Le immagini diffuse dalla stampa ufficiale mostrano contingenti di militari, cadetti, lavoratori statali e studenti mobilitati per accompagnare gli eventi, in scene che sembrano essere state accuratamente organizzate e lontane da un lutto intimo.
L'atto centrale si è svolto all'Aeroporto Internazionale José Martí e si è poi proseguito nelle strutture del Ministero delle Forze Armate Rivoluzionarie, dove le bare sono state disposte sotto una narrazione di “caduti in combattimento” che evita di spiegare perché per anni lo stesso regime abbia negato la presenza di militari cubani in Venezuela.
Il governante Miguel Díaz-Canel ha rafforzato questo racconto durante un omaggio celebrato alla Tribuna Antiimperialista, dove ha esaltato i defunti come “titanici” che, secondo le sue parole, hanno offerto le loro vite “fino all'ultima pallottola”.
Nel suo discorso, il mandatario ha nuovamente collocato gli Stati Uniti come nemico principale e ha utilizzato la morte dei militari come argomento per inasprire la sua retorica di confronto, in un momento in cui l'Isola sta attraversando una profonda crisi economica e sociale.
Oltre ai discorsi e agli onori ufficiali, i fatti hanno messo a nudo una realtà che per anni è rimasta in silenzio: i cubani morti a Caracas non partecipavano a una missione umanitaria né difendevano il territorio nazionale, ma facevano parte del dispositivo di sicurezza di un governo alleato.
Ora, sia in Venezuela che a Cuba, le loro morti vengono utilizzate come simbolo politico, mentre le domande scomode sul costo umano di quell'alleanza rimangono senza risposta.
Archiviato in: