Le famiglie di Santiago di Cuba denunciano l'opacità nei trasferimenti dei giovani reclutati verso L'Avana



Le famiglie affermano di non aver ricevuto informazioni ufficiali sul destino o sulla situazione dei giovaniFoto © Facebook/Idalberto Aguilar Macías

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Le famiglie dell'oriente di Cuba denunciano l'uscita improvvisa di giovani reclute verso L'Avana senza informazioni preliminari né comunicazioni successive, in mezzo a un silenzio istituzionale che ha aumentato l'angoscia e la sfiducia nei confronti del Servizio Militare Obbligatorio (SMO).

In diverse località orientali, in particolare nel municipio santiaguero di Segundo Frente, i familiari di giovani chiamati al Servizio Militare Obbligatorio affermano di non conoscere il luogo e le condizioni in cui sono stati trasferiti nella capitale negli ultimi giorni, ha avvertito attraverso il suo profilo su Facebook il giornalista indipendente Yosmany Mayeta.

Captura di Facebook/Yosmany Mayeta Labrada

Secondo alcuni testimonianze pubblicate sui social media e condivise da Mayeta, i reclutati sono stati portati via dalle loro comunità senza spiegazioni chiare, senza preparazione antecedente e, in alcuni casi, senza vestiti né effetti personali di base.

Giorni dopo il trasferimento, le famiglie affermano di non aver ricevuto informazioni ufficiali riguardo al loro destino o alla loro situazione.

“Ogni volta che chiediamo ci dicono qualcosa di diverso. Nessuno fornisce una risposta concreta,” ha scritto un'utente che afferma di non avere notizie di suo figlio da quattro giorni.

Captura di Facebook/Yosmany Mayeta Labrada

Altri familiari riferiscono che i giovani sono stati informati di destinazioni vicine e solo successivamente hanno scoperto di essere stati inviati nella capitale, il che descrivono come un inganno e una mancanza di rispetto.

Vari commenti concordano sul fatto che il silenzio delle autorità militari sia stato costante. Madri e partner segnalano che, dopo la partenza dei reclutati, non esiste un canale chiaro d'informazione né un'istanza che si assuma responsabilità nei confronti dei familiari.

Le reazioni sui social media rivelano che il malessere va oltre un semplice trasferimento e si collega a una sfiducia accumulata verso il SMO.

Captura di commenti su Facebook/Idalberto Aguilar Macías

Vari commenti insistono sull'assenza di informazioni di base per giorni, su versioni contraddittorie fornite alle famiglie e su un trattamento che descrivono come improvvisato e disprezzante.

Per alcuni utenti, il problema non è solo il silenzio attuale, ma la normalizzazione dell'opacità, dove chiedere di un figlio finisce per essere interpretato come un atto di “ostilità” o “provocazione”.

Altri commenti collocano il reclutamento in un contesto di disuguaglianza sociale più ampio. Sottolineano che il peso del servizio obbligatorio grava, in modo ripetuto, sui settori più vulnerabili, mentre i figli dei dirigenti e dei funzionari rimangono ai margini o accedono ad altre opportunità.

Facebook/Idalberto Aguilar Macías

La memoria delle esperienze passate, dal maltrattamento quotidiano fino alla partecipazione dei giovani orientali a missioni militari all'estero, appare come sfondo di una critica più profonda: la percezione che il servizio militare obbligatorio funzioni come un meccanismo di punizione sociale, che rinvia progetti di vita ed espone i giovani a condizioni precarie senza reali benefici né protezione istituzionale.

Nel frattempo, pagine e profili ufficiali sui social media, insieme al giornalista Idalberto Aguilar Macías, hanno diffuso immagini delle uscite dei reclutatori dal Secondo Fronte come atti organizzati e patriottici, accompagnati da slogan e quadri del Partito e della UJC.

Il contrasto tra quel racconto trionfalista e la realtà descritta dalle famiglie ha approfondito l'indignazione.

Allo stesso modo, Mayeta si è riferito alla circolazione di un documento diretto allo Stato Maggiore Orientale e al Ministero delle Forze Armate che mette in discussione l'attuale modello di reclutamento.

Il testo critica il fatto che i giovani siano trattati come cifre per rispettare delle quote, senza valutare il loro contesto familiare né la loro vulnerabilità sociale, e denuncia abusi nei confronti di coloro che non hanno risorse né influenze per far valere i propri diritti.

Il documento avverte che un processo di reclutamento basato sulla pressione, sull'improvvisazione e sul silenzio erode la legittimità morale delle istituzioni militari e provoca un danno profondo alle famiglie coinvolte.

Di fronte alla mancanza di risposte ufficiali, i familiari richiedono informazioni immediate e trasparenza sulla situazione dei giovani trasferiti.

Per molti, la preoccupazione rimane intatta e si riassume in un'unica domanda che, fino ad ora, rimane senza risposta.

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Redazione di CiberCuba

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