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Una madre cubana ha denunciato pubblicamente la mancanza di farmaci essenziali per alleviare la sofferenza di sua figlia, una minore affetta da una malattia irreversibile, in quello che costituisce un ulteriore testimonianza del collasso del sistema sanitario a Cuba e dell'abbandono istituzionale che affrontano i pazienti più vulnerabili.
La denuncia è stata presentata su Facebook da Neldis Maceo Cabrera, residente nella provincia di Granma, che da mesi utilizza i social media per denunciare il cattivo operato delle autorità sanitarie e del governo locale di fronte alla critica situazione di sua figlia, Érika Sabrina.
"Oggi chiamo bugiardi tutti i dirigenti del governo e del Partito di Granma. Stanno giocando con la salute di mia figlia," ha scritto la madre in un messaggio carico di indignazione e disperazione. Secondo quanto riferito, la bambina soffre di forti e insopportabili mal di testa, che non riescono più ad essere controllati con analgesici di base come il paracetamolo o la dipirona.
Maceo Cabrera denuncia che il farmaco specifico di cui ha bisogno sua figlia non è disponibile nel sistema sanitario e che acquistarlo nel mercato informale costa circa 36.000 pesos cubani all'anno, una cifra inaccessibile per la maggior parte delle famiglie nel paese. “Ho lavorato per questo governo e nemmeno un libretto di assegni mi sono meritato,” lamenta.
Oltre alla mancanza di medicinali, la madre mette in discussione anche altre promesse non mantenute, come la consegna di latte annunciata dalle autorità a dicembre. “Si sono puliti con quello che si era detto quel giorno,” ha scritto, assicurando di non aver ricevuto alcuna risposta concreta né soluzioni reali.
Il caso di Érika Sabrina aveva già generato un'ondata di solidarietà dentro e fuori Cuba. Nel novembre del 2025, la ragazza riuscì finalmente a tornare a casa dopo aver trascorso quasi quattro anni tra ospedali, dopo che la sua famiglia denunciò pubblicamente che il regime non garantiva un'ambulanza per trasferirla dal centro medico a casa.
La ragazza, secondo quanto spiegato dalla sua famiglia, desidera trascorrere il tempo che le resta a casa, insieme alle sue sorelle, ma anche questo diritto fondamentale è stato segnato dalla negligenza, dalla burocrazia e dalla mancanza di risorse.
“Se non riuscite a far fronte a questo, consegnatelo subito,” ha scritto la madre, che assicura di non temere ritorsioni per le sue parole. “Qui vi aspetto, ma solo con risposte genuine.”
La testimonianza di Neldis Maceo Cabrera mette nuovamente in evidenza la distanza tra il discorso ufficiale di "potenza medica" e la realtà quotidiana di migliaia di famiglie cubane, costrette ad affrontare la malattia, il dolore e la scarsità praticamente da sole.
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