Sacerdote cubano Alberto Reyes: "Questo popolo ha smesso da tempo di identificarsi con la 'Rivoluzione'"



Sacerdote cubano Alberto ReyesFoto © Facebook / Alberto Reyes

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In una riflessione profondamente critica nei confronti del governo cubano, il sacerdote Alberto Reyes ha attaccato la recente condanna a sei anni di carcere inflitta allo scrittore José Gabriel Barrenechea a Villa Clara per aver gridato "vogliamo corrente" durante un blackout nel 2024.

Reyes, conosciuto per le sue analisi acute sulla situazione nazionale, ha dichiarato su Facebook che la sentenza fa parte di un modello più ampio di disconnessione del regime con le esigenze del popolo, un esempio di come le autorità abbiano perso il contatto con "la realtà vera".

"Mentre questo popolo continua a scendere in strada per rivendicare il proprio diritto alla vita, sia chiedendo acqua, cibo, medicine, luce o libertà, il Governo parla di pazienza, sacrificio e resistenza, attribuendo al blocco ogni male e inasprendo la repressione, le condanne ingiuste e i processi esemplari", ha dichiarato.

Per il Padre, la disconnessione dal regime non si limita a questo caso, si riflette anche nell'insistenza ufficiale su retoriche come quella di una "guerra di tutto il popolo", o nella difesa di politiche che ignorano la voce e la volontà della maggioranza dei cittadini.

"Chiunque cammini per strada si rende conto che questo paese osserva con attenzione quanto accaduto in Venezuela e commenta in pubblico e in privato la propria speranza nella fine di questa dittatura", ha rivelato, sottolineando il contrasto tra la percezione dei cittadini e la narrativa ufficiale.

Captura di Facebook / Alberto Reyes

Reyes ha espresso la sua preoccupazione per altri aspetti della politica ufficiale, come la presentazione a organismi internazionali di affermazioni false, ad esempio, il carattere "volontario" del servizio militare, mentre si accumulano rapporti di giovani che sono morti durante questa fase.

"Il paese sta crollando a pezzi e Cuba si sta sfaldando in tutti i sensi", ha affermato, criticando la risposta ufficiale che rafforza discorsi duri e presenta qualsiasi possibilità di cambiamento come un tradimento, invece di riconoscere le legittime aspirazioni della popolazione.

Il parroco ha posto domande dirette che catturano il suo messaggio centrale: "È possibile che tanti anni attaccati al potere impediscano di rendersi conto di ciò che sente e desidera questo popolo? È così gigantesca la disconnessione dalla realtà da portarli a pensare che le dittature siano eterne?".

Il commento di Reyes si aggiunge alle voci dentro e fuori Cuba che denunciano l'uso della giustizia come strumento politico per punire la dissidenza e hanno attirato l'attenzione internazionale su casi come quello di Barrenechea, la cui prigione è parte di una strategia più ampia di repressione.

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