Senza paura del ridicolo: il chavismo invita a scrivere lettere d'amore a Maduro dalle piazze Bolívar del Venezuela



Simpatizzanti chavisti si riuniscono nelle piazze Bolívar di tutta Venezuela per scrivere lettere di sostegno a Maduro, dopo la sua cattura a Caracas. La campagna "Vogliono il loro ritorno" mira a mostrare il sostegno popolare, in contrasto con il suo processo a New York.

I venezuelani vedono in questo atto un regime ancorato a rituali di propaganda che sfiorano la caricatura.Foto © La Radio del Sur

Simpatizzanti del chavismo sono stati convocati a riunirsi in tutte le piazze Bolívar del Venezuela per scrivere lettere di sostegno a Nicolás Maduro e Cilia Flores, un'azione promossa dal partito di governo Partido Socialista Unido de Venezuela (PSUV) e amplificata dai media ufficiali come segno di sostegno popolare dopo la loro cattura e trasferimento a New York.

Il canale teleSUR ha diffuso sul suo profilo di X un video proveniente da Plaza Bolívar di Caracas, in cui si può vedere un gruppo di persone che scrivono lettere indirizzate a Maduro e a sua moglie, sotto una tenda e con musica folkloristica in sottofondo.  

L'iniziativa è stata presentata come un'espressione spontanea di sostegno, sebbene risponda a una convocazione partitica replicata in diverse città del paese.

I media statali e affini al Governo hanno sostenuto che la giornata fa parte della campagna “Li voglio indietro”, lanciata 15 giorni dopo la cattura del presidente come parte di un'operazione militare statunitense a Caracas, il 3 gennaio.

Autorità locali, come il capo del Governo del Distretto Capitale, Nahum Fernández, e la sindaca di Caracas, Carmen Meléndez, hanno visitato la piazza e hanno assicurato che la convocazione continuerà per tutto il mese, ha riportato La Radio del Sur.

Secondo la versione ufficiale, le lettere cercano di inviare “messaggi di speranza” e riaffermare “l’amore per la Rivoluzione Bolivariana”.

Testimonianze diffuse dalla stampa chavista parlano di vigilanza permanente e mobilitazione continua per esigere il ritorno del presidente e di sua moglie, che il governo definisce "sequestrati" da Washington.

La scena contrasta con il contesto giudiziario di New York, dove Maduro è comparso davanti a un tribunale federale e si è dichiarato non colpevole delle accuse che deve affrontare, relative al narcotraffico.

Al termine, il PSUV ha informato che la raccolta di lettere è stata prorogata fino a domenica e che l'attività continuerà in diverse piazze del paese, come parte di una campagna che mira a sostenere la narrazione di sostegno interno in mezzo al processo giudiziario che tiene Maduro sotto custodia negli Stati Uniti.

Per il chavismo, la scena di adulti che scrivono lettere d'amore politico nelle piazze pubbliche mira a trasmettere epicità e sostegno popolare; per buona parte dei venezuelani, dentro e fuori dal paese, è la conferma di un regime ancorato a rituali di propaganda che sfiorano la caricatura.

La messa in scena non cerca di convincere: cerca di occupare uno spazio simbolico e simulare normalità.

Il problema di fondo non è il ridicolo, che è già evidente, ma il vuoto politico che si cerca di coprire con queste performance.

Quando un potere ha bisogno di organizzare atti di devozione scritta per dimostrare sostegno, è perché la legittimità reale non circola più liberamente, ma sotto tende, slogan e camera ufficiale.

Mentre a New York Maduro affronta un processo giudiziario con conseguenze concrete, a Caracas l'apparato propagandistico continua a funzionare come se il tempo si fosse fermato in un'altra decade.

La distanza tra la narrativa epica interna e la realtà esterna non si chiude con lettere: si amplia. E ogni atto di “amore rivoluzionario” forzato non rafforza il regime; lo espone.

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Redazione di CiberCuba

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