L'impronta cubana nella repressione venezuelana: Documenti, evidenze e testimonianze internazionali



L'influenza cubana in Venezuela è evidente in documenti internazionali che dettagliamo il supporto cubano nella repressione e nel controllo sociale. L'ONU, l'OEA e l'UE denunciano questa ingerenza del regime cubano nello stato venezuelano.

El Helicoide, centro di detenzione e torture a Caracas, e Miguel Díaz-Canel con Nicolás MaduroFoto © Wikipedia - Cubadebate

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Per oltre due decenni, l'apparato di sicurezza di Cuba ha avuto un ruolo determinante nella costruzione e nell'esecuzione del modello repressivo del regime venezuelano.

Dal momento della salita al potere di Hugo Chávez nel 1999, e con maggiore intensità sotto Nicolás Maduro, decine di rapporti di organismi internazionali e ONG per i diritti umani hanno documentato la presenza di consulenti cubani nell'intelligence, controintelligence, addestramento militare e controllo sociale. 

1. La base documentale internazionale

ONU e Consiglio dei Diritti Umani

La Missione Internazionale Indipendente di Determinazione dei Fatti sulla Venezuela delle Nazioni Unite, nel suo rapporto di settembre 2020 e nelle aggiornamenti successivi, ha evidenziato l'esistenza di una “struttura parallela di intelligence” in cui funzionari e consulenti cubani hanno svolto un ruolo tecnico e operativo all'interno della Direzione Generale di Controintelligence Militare (DGCIM) e del SEBIN. 

Il documento, presentato al Consiglio dei Diritti Umani, descrive “trasferimento di conoscenza repressive” e “presenza di istruttori stranieri” —senza citare direttamente Cuba, ma identificata successivamente in analisi complementari dell'Alto Commissario e in rapporti di media e ONG. 

L'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani (ACNUDH), nel suo rapporto del 2019, ha anche sottolineato che “la consulenza estera” rafforzava i meccanismi di controllo e sorveglianza interna all'interno delle forze di sicurezza venezuelane, specialmente nel monitoraggio della dissidenza militare e civile.

OEA e CIDH

La Organizzazione degli Stati Americani (OEA), sotto la direzione di Luis Almagro, è stata una delle istituzioni più esplicite riguardo alla partecipazione cubana. 

El rapporto sui crimini contro l'umanità in Venezuela (OEA, 2018) ha documentato l'esistenza di “una rete di consulenza e supervisione cubana sugli organismi di intelligence venezuelani, in particolare il SEBIN e la DGCIM”. 

Il testo cita testimonianze di ex militari venezuelani e ex consiglieri cubani che descrivono un sistema in cui “nessun generale venezuelano può ascendere senza l'approvazione del G2 cubano”, il che conferma l'ingerenza strutturale del regime di L'Avana nei vertici della sicurezza di Caracas. 

La Commissione Interamericana dei Diritti Umani (CIDH) si è espressa anche su questo punto nei suoi rapporti del 2020 e 2022, evidenziando “l'importazione di pratiche repressive di sicurezza statale che replicano il modello cubano”, specialmente nella sorveglianza di massa, negli interrogatori sotto tortura e nella repressione delle manifestazioni. 

Unione Europea

Il Parlamento europeo, nelle sue risoluzioni del 2017, 2018, 2021 e 2023, ha denunciato esplicitamente la partecipazione di consulenti cubani e ha definito l'influenza dell'Avana nell'apparato di intelligence venezuelano come “una forma di colonialismo politico che viola la sovranità e aggrava la repressione”. 

Il Servizio Europeo per l'Azione Esterna (SEAE) ha riconosciuto in rapporti interni il trasferimento di “metodi di controllo sociale” applicati dal regime cubano, incluso l'uso dei Comitati Locali di Approvvigionamento e Produzione (CLAP) a fini di sorveglianza e punizione politica. 

2. ONG internazionali e diritti umani

Human Rights Watch (HRW) ha documentato dal 2017 i metodi di tortura, spionaggio e detenzione arbitraria impiegati dal SEBIN e dalla DGCIM, evidenziando l'influenza cubana nella loro struttura.

En il suo rapporto “Puniti per protestare” (2019), HRW ha citato testimonianze di ex ufficiali venezuelani che descrivono come “militari cubani partecipavano a sessioni di interrogatorio e addestramento”. 

Amnesty International, nel suo rapporto del 2020 “Silenzio per forza”, ha denunciato che le tecniche di controllo politico impiegate dal regime di Maduro “seguono schemi di repressione propri dei servizi di intelligence stranieri con esperienza nel controllo sociale totalitario”, in chiara riferimento a Cuba. 

Freedom House, nel suo rapporto Freedom in the World 2022, ha classificato sia il Venezuela che Cuba come “non liberi” e ha sottolineato la “interdipendenza repressiva” tra entrambi i regimi, basata sullo scambio di consulenza in materia di sicurezza e intelligenza. 

L'Osservatorio Cubano dei Diritti Umani (OCDH) ha pubblicato diversi rapporti in cui dettaglia l'esportazione del modello repressivo cubano in Venezuela, Nicaragua e Bolivia, con la partecipazione diretta di funzionari del ministero dell'Interno cubano (MININT) e del G2.

3. Centri di ricerca e organismi specializzati

Il Istituto CASLA, diretto da Tamara Suju, è stato fondamentale nella raccolta di testimonianze di vittime ed ex funzionari riguardo alla partecipazione cubana. 

In his 2021 Report to the International Criminal Court, CASLA presented dozens of sworn testimonies that collegano ufficiali cubani a operazioni di tortura e sorveglianza nella DGCIM e nel SEBIN

Il documento include nomi, ranghi e luoghi di azione dei consiglieri cubani, molti dei quali sono legati all'intelligence militare di L'Avana.

InSight Crime ha documentato la cooperazione in materia di sicurezza e intelligence tra Cuba e Venezuela, sottolineando come L'Avana abbia esportato il suo sistema di “controllo civile attraverso la fame e la sorveglianza”.

I rapporti del 2019 e del 2022 descrivono la presenza di ufficiali cubani nei centri di comando del Ministero dell'Interno venezuelano e nelle unità di controspionaggio militare.

C4ADS, con sede a Washington, ha anche studiato le reti finanziarie dell'alleanza Caracas–L'Avana, rivelando il trasferimento di risorse attraverso GAESA e PDVSA che finanziano lo scambio di personale di sicurezza e consulenza tecnica

Per parte sua, la Fondazione per i Diritti Umani a Cuba (FDHC), nel suo rapporto del 2020, ha denominato questo intreccio come “il laboratorio repressivo cubano esportato nell'emisfero”. 

4. Testimonianze e modus operandi

Vari ex funzionari venezuelani e cubani hanno confermato che il regime di L'Avana esercita un controllo diretto sugli apparati di intelligence venezuelani.

Il generale venezuelano Clíver Alcalá Cordones, in interviste successive alla sua partenza dal paese, ha dichiarato che “i cubani sono gli occhi e le orecchie del potere all'interno dell'esercito”. 

Ex ufficiali del SEBIN in esilio a Miami e Bogotá hanno descritto come i cubani supervisionassero gli interrogatori e insegnassero metodi di tortura psicologica e sorveglianza digitale.

I rapporti concordano nel sostenere che i consulenti cubani controllano le comunicazioni, purgano i comandi e progettano strategie di propaganda e disinformazione.

Il suo ruolo va oltre la repressione fisica: include la formazione ideologica, la censura informativa e la consulenza in operazioni di controspionaggio regionale. 

5. Conclusioni

I risultati convergono in una conclusione unanime: la presenza cubana nella repressione venezuelana è ampiamente documentata e riconosciuta da numerosi organismi internazionali

La alianza Caracas–La Habana non si limita allo scambio politico o economico, ma si è tradotta nella creazione di un sistema transnazionale di controllo politico e sociale, in cui Cuba esporta il suo modello autoritario come strumento di sopravvivenza del chavismo

La documentazione dell'ONU, OEA, UE e ONG dimostra che i crimini contro l'umanità commessi in Venezuela sono stati pianificati ed eseguiti con consulenza cubana, il che potrebbe costituire una linea di responsabilità internazionale futura.

Il regime cubano, attraverso il suo apparato di intelligence, ha mantenuto per anni un'influenza diretta nella persecuzione dei dissidenti, nella censura mediatica e nella repressione delle manifestazioni, consolidando un blocco autoritario regionale oggi sotto crescente pressione internazionale dopo la caduta di Nicolás Maduro.

Fonti consultate

Questa ricerca si basa esclusivamente su rapporti ufficiali di organismi internazionali, risoluzioni parlamentari e report di ONG e centri per i diritti umani riconosciuti. Tutte le fonti citate sono pubbliche e verificabili alla data di pubblicazione.

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Iván León

Laureato in giornalismo. Master in Diplomazia e Relazioni Internazionali presso la Scuola Diplomatica di Madrid. Master in Relazioni Internazionali e Integrazione Europea presso l'UAB.