Gli Stati Uniti stanno facendo pressione sul governo interino del Venezuela affinché espella consiglieri ufficiali e personale di sicurezza legato a Cina, Cuba, Iran e Russia, come parte delle richieste dell'amministrazione del presidente Donald Trump dopo la cattura di Nicolás Maduro.
Un rapporto del The New York Times indica che il segretario di Stato Marco Rubio ha presentato queste richieste a Rodríguez, durante un incontro riservato tenutosi lunedì con alti leader del Congresso al Campidoglio.
Secondo fonti legate alla questione, Washington sta cercando l'espulsione di spie e personale militare dai quattro paesi alleati del chavismo, anche se alcuni diplomatici potrebbero rimanere in Venezuela.
Le autorità statunitensi considerano che la presenza di questi consulenti rappresenti una minaccia per la sicurezza regionale e per gli interessi degli Stati Uniti nel paese sudamericano, dove 32 militari cubani sono morti durante la cattura di Maduro.
Durante quell'operazione, i commandos della Forza Delta si sono scontrati con le forze di sicurezza cubane che proteggevano il mandatario in un complesso militare di Caracas.
Secondo queste versioni, Maduro avrebbe fatto ricorso a forze cubane come scorta personale invece di affidarsi alle forze armate venezuelane, che considerava meno fedeli.
Oltre all'espulsione di consulenti stranieri, Rubio avrebbe comunicato a Rodríguez l'interesse di Washington affinché il Venezuela riapra il commercio petrolifero con gli Stati Uniti, una richiesta che lo stesso Trump ha sollevato pubblicamente.
Da quando è stata assunta come presidente ad interim, Rodríguez ha cercato di difendere la sovranità venezuelana, mantenendo al contempo un tono conciliatorio nei confronti di Washington.
Analisti segnalano che affronta un delicato equilibrio: preservare il suo futuro politico senza antagonizzare gli Stati Uniti, in un contesto caratterizzato dalla presenza della marina americana di fronte alle coste venezuelane e dagli avvertimenti diretti di Trump.
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