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En ogni anniversario della morte di Fidel Castro, il regime insiste nel vendere l'immagine di un “leader del popolo” e un “architetto dell'uguaglianza”. Ma quando si osserva la Cuba reale —quella degli interminabili black-out, quella dei salari che non bastano nemmeno per un litro d'olio, quella dei cubani che fuggono per qualsiasi via— risulta chiaro che il vero lascito di Fidel è stato un altro: distruggere sistematicamente la classe media cubana riducendola in macerie.
Una rivoluzione che ha promesso uguaglianza... e ha creato povertà di massa
Cuba arrivò agli anni '50 con una classe media vibrante, piccoli e medi proprietari, professionisti con attività proprie, agricoltori prosperi, imprenditori, giornalisti, artisti e commercianti che mantenevano l'economia in movimento. Fidel promise giustizia sociale, ma applicò la ricetta più efficace per annientare una società aperta: eliminare l'autonomia economica delle persone.
Nazionalizzazioni, confiscazioni, divieti, controllo totale del lavoro, persecuzione di chi “viveva troppo bene”. Ogni passo era rivolto allo stesso obiettivo: trasformare il cittadino in dipendente dello Stato. E chi dipende dallo Stato non decide, non protesta, non compete e non prospera.
I nuovi ricchi del castrismo: l'élite militare e partitica
Mientras il popolo si impoveriva, un altro fenomeno si consolidava: un'élite economica legata direttamente al vertice militare, oggi rappresentata principalmente da GAESA, l'impero gestito dalla famiglia Castro attraverso l'esercito. Quella minoranza —meno dell'1%— controlla hotel, valute, importazioni, esportazioni, zone commerciali e risorse strategiche.
Il discorso socialista è stato l'alibi perfetto per creare un'aoligarchia di potenti senza concorrenza, senza trasparenza e senza controllo dei cittadini.
Il risultato: un paese con due classi
Dopo decenni di politiche che hanno strangolato l'iniziativa privata, il panorama è evidente:
- Una massa del 99% che vive nella povertà o in condizioni precarie, intrappolata tra salari simbolici e una vita di sopravvivenza.
- Una cúpola del 1%, formata da generali, familiari dei Castro e funzionari privilegiati, con accesso a cibo, energia, viaggi, valute e lusso che il cubano comune non può nemmeno immaginare.
Ese è sempre stato il design: potere assoluto su un popolo impoverito.
Il popolo cubano, la vittima permanente
Lontano dal racconto ufficiale, la realtà è che il cubano è stato vittima di un modello che non ha permesso di prosperare, che ha punito l'indipendenza economica e ha trasformato la povertà in uno strumento di controllo politico.
Oggi, mentre la cupola del regime continua ad accumulare privilegi, milioni di cubani soffrono la fame, blackout e scarsità. Una tragedia non causata dall'embargo, ma dall'incapacità e dalla corruzione di coloro che hanno governato Cuba per oltre 60 anni.
Un legato che tocca smantellare
Il legato di Fidel Castro non è l'uguaglianza, ma la distruzione deliberata della classe media cubana. E questo legato è ancora vivo nelle mani di Raúl Castro, di GAESA e dei burattini che mettono al potere per mantenere la facciata, come Miguel Díaz-Canel.
Finché quel modello non verrà smantellato, Cuba continuerà a essere un paese progettato affinché quasi tutti siano poveri… e pochi vivano come re.
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