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Il comunicato del Ministero delle Relazioni Estere (MINREX) di Cuba, che definisce "mercenaria" Rosa María Payá Acevedo dopo la sua elezione a commissario della Commissione Interamericana per i Diritti Umani (CIDH), ha provocato un'ondata di reazioni sui social network.
La pubblicazione del documento sul profilo di Facebook del Ministero degli Esteri del regime cubano è stata commentata da oltre 250 utenti in meno di 24 ore, evidenziando l'opinione della società civile, prevalentemente a sostegno dell'attivista cubana.
In totale, sono stati analizzati più di 250 commenti lasciati dagli utenti sul post del MINREX. Di questi, circa il 60% ha espresso sostegno diretto alla nomina di Payá Acevedo o rifiuto del discorso del regime, il 29% si è allineato con la posizione ufficiale del governo cubano e l'11% restante si è considerato neutrale o ambiguo.
Questa proporzione conferma una tendenza maggioritaria di sostegno all'attivista tra coloro che hanno interagito con il contenuto ufficiale pubblicato sui social media, il che è stato riflesso anche su altri profili ufficialisti su X e Instagram.
Nonostante gli sforzi del regime cubano per delegittimare la figura di Payá e mettere in discussione il processo che l'ha portata al suo nuovo incarico, la maggior parte dei commenti nella pubblicazione ufficiale ha riflesso un rifiuto al discorso del regime e un riconoscimento al lavoro dell'oppositore come difensore dei diritti umani a Cuba.
Commenti critici contro il MINREX, ironici riguardo al contenuto del comunicato e incisivi nella difesa di Payá Acevedo, hanno invaso il dibattito, lasciando chiaro il sentimento di una parte significativa dell'esilio e di cubani dentro e fuori dall'isola.
“Congratulazioni a Rosa María Payá”, hanno scritto diversi utenti, alcuni dei quali hanno aggiunto qualificativi come “dignitosa”, “coraggiosa” e “orgoglio cubano”. Altri hanno ironizzato sulla reazione del governo: “Se tanto li disturba, è perché lei sta facendo le cose giuste”.
Uno dei commenti più condivisi riassumeva il sentimento generale: “Criticano Rosa María Payá ma non hanno luce, non hanno cibo, non hanno libertà. Chi è il vero problema qui?”. Un altro aggiungeva: “Mercenario è colui che viene pagato per tacere mentre il popolo soffre. Payá alza la voce per milioni”.
La indignazione si è manifestata anche sotto forma di domande dirette al MINREX: “Perché si preoccupano se Cuba non appartiene all'OEA?”, o “Perché fa così male se, secondo voi, essa non rappresenta nulla?”. Queste interventi riflettono non solo il rifiuto della narrativa ufficiale, ma anche una crescente consapevolezza critica tra gli internauti.
Incluso coloro che non si identificavano apertamente come sostenitori dell'attivista hanno riconosciuto l'ipocrisia nel comunicato governativo: “Parlano di diritti umani ma non lasciano esprimere liberamente il proprio popolo. Il discorso crolla da solo”, ha evidenziato un altro utente.
Frontalmente all'accusa del governo secondo cui Payá Acevedo non possiede conoscenze sufficienti in materia di diritti umani, diversi utenti hanno risposto: “E cosa sa il regime sui diritti umani? Chiudere e picchiare i manifestanti conta come esperienza?”.
L'ironia e il sarcasmo sono stati costanti nei commenti, molti dei quali hanno deriso il tono del comunicato, definendolo una "inchiesta ufficiale".
Hubo anche chi ha contestualizzato la nomina di Rosa María Payá come una vittoria simbolica contro l'autoritarismo. “Oggi Cuba ha voce nella CIDH, anche se questo fa male al regime. La sua nomina è uno schiaffo a coloro che hanno cercato di silenziarla per tutta la vita”, ha espresso un utente.
Otro escribió: “La figlia di Oswaldo Payá oggi alza la bandiera dei diritti umani da un luogo dove si sente. E questo dà fastidio”.
Alcuni commenti hanno riflesso frustrazione, ma anche speranza: “66 anni di dittatura e ancora hanno il coraggio di parlare di diritti umani. Che Rosa sia lì è una speranza per noi”. E non sono mancati coloro che hanno visto nella reazione del regime un segnale di debolezza: “Quando più urlano è quando più temono”.
Mentre il MINREX insiste nella sua narrativa di confronto, la reazione popolare dimostra che, invece di delegittimare la nomina, gli attacchi hanno generato un effetto opposto: amplificare il sostegno dei cittadini alla figura di Rosa María Payá Acevedo e rafforzare la sua legittimità come rappresentante della lotta per i diritti umani a Cuba.
In mezzo alla censura, alla repressione e alla precarietà che vivono milioni di cubani, la nomina di Payá Acevedo ha acceso un nuovo spazio di rappresentanza internazionale per le voci critiche del regime. E, come emerge dai commenti, molti celebrano quella vittoria come una propria conquista.
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