Intelectual cubana: Che ne dite di proporre una risoluzione popolare contro il blocco del regime?

Rifiuti a Cuba (immagine di riferimento)Foto © CiberCuba

La dottoressa in Scienze Storiche Ivette García González, exprofessore titolare dell'Università de L'Avana, ha lanciato questa settimana una proposta che rovescia il discorso ufficiale del regime: mentre L'Avana ha presentato all'ONU una risoluzione sui danni dell'embargo statunitense, ha invitato a costruire una risoluzione cittadina che documenti il costo del «blocco» del regime stesso contro il popolo.

Il punto di partenza di García González sono i dati ufficiali stessi. Secondo l'aggiornamento della risoluzione che il governo cubano presenta ogni anno alle Nazioni Unite, tra marzo 2025 e febbraio 2026 l'embargo ha provocato danni stimati in 8.083,3 milioni di dollari, un 7% in più rispetto al periodo precedente e il costo annuo più elevato registrato. L'accumulo dal 1962 supera, secondo quella stessa fonte ufficiale, i 178.700 milioni di dollari a prezzi correnti.

Captura di Facebook / Ivette García González

«Ma questo riguarda il governo. Dovremmo pensare a una Risoluzione alternativa da parte noi cittadini», ha scritto l'accademica sul suo profilo Facebook, proponendo come titolo per quel documento civico: «Necessità di porre fine al blocco economico, commerciale, finanziario ed esistenziale del regime cubano contro il popolo di Cuba».

García González propone calcolare il costo di 67 anni di dittatura dal 1959 partendo da almeno 12 indicatori quantificabili. Tra questi figurano il valore delle proprietà espropriate tra il 1959 e il 1967; quello delle attività confiscate nel 1968, quando la cosiddetta «Offensiva Rivoluzionaria» di Fidel Castro sottrasse decine di migliaia di esercizi privati —drogherie, ristoranti, lavanderie e officine—, e quello delle proprietà cedute sotto promesse mai mantenute.

La lista include anche gli stipendi mai pagati a medici e professionisti cubani inviati in missioni in America Latina, Asia, Africa ed Europa; i redditi non percepiti da coloro che sono stati incarcerati ingiustamente per aver esercitato diritti; il valore del lavoro «volontario» non retribuito di lavoratori e studenti nel corso dei decenni; gli importi sottratti nel cambio di valuta del 1961 e nei cambi monetari degli ultimi sei anni; e le indennità mai pagate per infortuni sul lavoro né per incidenti aerei e marittimi.

«Ci sono molte altre cose che non possono essere misurate con il denaro, le vite umane, per esempio», ha riconosciuto l'accademica, anche se ha sostenuto che «quella lista di indicatori quantificabili crescerebbe notevolmente con i contributi di tutti».

La proposta arriva in un momento di particolare rilevanza diplomatica. Due giorni dopo che García González ha pubblicato il suo testo, l'Assemblea Generale dell'ONU ha approvato la risoluzione contro l'embargo con solo 130 voti favorevoli, 17 contrari e 25 astensioni —uno dei peggiori risultati per Cuba da quando è stato presentato per la prima volta il rapporto nel 1992, con una diminuzione di 35 voti rispetto al 2025—. Il regime ha mostrato il risultato come una vittoria, ma la tendenza rivela un deterioramento diplomatico sostenuto.

Il contesto interno aggrava la situazione: l'organizzazione non governativa Prisoners Defenders ha registrato 1.372 prigionieri politici fino al 1° ottobre, un record storico; la CEPAL prevede una contrazione del PIL cubano del 10,3 % per quest'anno; e il saldo migratorio negativo solo nel 2025 è stato di 245.264 cubani,  parte della maggiore emorragia della storia recente dell'isola, verificatasi nell'ultimo lustro.

Questa riflessione si inserisce in una serie di interventi pubblici di García González nel corso del 2026. A maggio ha proposto un Movimento Civico Nazionale basato sulla lotta non violenta; a settembre ha invitato a trasformare le proteste in una strategia organizzata; e a ottobre ha sostenuto che «tutti coloro che sostengono la causa, dentro o fuori, cubani o stranieri, sono utili e necessari».

«Nemmeno con 10 leggi per la recupero dei beni distratti riescono a riparare il danno che hanno fatto al popolo di Cuba», ha concluso l'accademica.

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Redazione di CiberCuba

Un team di giornalisti impegnati a informare sull'attualità cubana e temi di interesse globale. Su CiberCuba lavoriamo per offrire notizie veritiere e analisi critiche.

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