Accademica: «Tutti coloro che supportano la causa, dentro o fuori, cubani o stranieri, sono utili e necessari»

"Tutto chi sostiene la causa cubana è utile," afferma un'accademicaFoto © CiberCuba/Sora

La storica e dottoressa in Scienze Storiche Ivette García González, exprofessoressa ordinaria dell'Università de L'Avana, ha pubblicato domenica scorsa sul suo profilo Facebook un analisi sulla lotta democratica cubana in cui invita i settori oppositori a abbandonare le etichette ideologiche e a dare priorità all'articolazione di una causa comune per la democrazia e i diritti umani.

Il testo, intitolato «Cosa ci definisce? Cosa sosteniamo? L'anti o il pro?», nasce da una preoccupazione che l'accademica considera urgente: «È preoccupante, a questo punto e di fronte alle urgenze di Cuba, che ci consumi l'essere 'ANTI' sinistra/destra/comunista, ecc.»

García González argomenta che definirsi principalmente per ciò che si rifiuta —piuttosto che per ciò che si propone— è una posizione politicamente debole e strategicamente pericolosa per il campo democratico cubano. A suo avviso: «Non siamo in condizioni di scegliere alleati. Chiunque sostenga la causa, dentro o fuori, cubano o straniero, è utile e necessario, anche se domani fosse un avversario».

La sua diagnosi parte da una riflessione sull'effetto divisivo di queste etichette: «Il dibattito degli anti confonde, ma soprattutto quello tra sinistra e destra ci divide, ci confronta e offusca. ATTENZIONE: Perdita per noi e vantaggio per la dittatura».

L'accademica illustra la trappola del linguaggio «anti» con un esempio che punta al regime stesso: «Molte dittature, come quella cubana, dicono di essere 'Antimperialiste', ma supportano l'imperialismo russo e così attirano tutti coloro che si oppongono agli Stati Uniti, che è il loro obiettivo reale».

Per sostenere la sua tesi, García González fa riferimento alla propria esperienza alla guida di Cuba en Familia, un'organizzazione attiva dalla fine del 2021, focalizzata sulla libertà dei prigionieri politici e sul supporto alle loro famiglie e attivisti. Racconta che a metà del 2024 l'organizzazione era sul punto di scomparire e che in quel momento critico erano rimaste solo due cubane a sostenerla: «¡Noticia!: una è più che riconosciuta come di destra e l'altra di sinistra. ¡E continuiamo!»

Descrive anche come un progetto civico a favore dei prigionieri politici sia stato respinto da una giuria perché, secondo quella giuria di sinistra, «si nota che è di destra»: «Era civico e a favore dei prigionieri politici, ma per quella sinistra maggioritaria della giuria, opporsi al governo cubano significa essere di destra. Così enorme è la contaminazione e la confusione».

Il richiamo di García González non è a ignorare le differenze ideologiche, ma a subordinare tali differenze alla priorità del momento. Propone quattro domande che, a suo avviso, dovrebbero guidare il dibattito: cosa significa oggi essere di sinistra o di destra; se il problema centrale di Cuba sia ideologico o riguardi la democrazia e i diritti umani; se essere anticomunisti equivalga necessariamente a essere prodemocrazia; e quale sia la reale priorità della lotta democratica sull'Isola.

Questo analisi si inserisce in una serie di riflessioni che l'accademica ha pubblicato nel corso del 2026. Ad agosto ha sostenuto che la crisi da sola non produce cambiamenti politici, e a settembre ha affermato che le proteste devono tradursi in una strategia organizzata. Il testo di questa domenica porta quella linea a un piano di unità tattica.

Il contesto che circonda queste riflessioni è di aggravamento sostenuto. Prisoners Defenders ha registrato 1.339 prigionieri politici a Cuba alla fine di agosto 2026 —nuovo record storico—. L'Osservatorio Cubano dei Conflitti ha documentato 1.415 proteste, denunce ed espressioni critiche solo a luglio 2026, il numero mensile più alto registrato dall'organizzazione. Di queste, 72 sono state proteste in presenza.

La economia cubana accumula diversi anni di contrazione e la CEPAL prevede per il 2026 una contrazione del PIL del 10,3%, la peggior caduta prevista per l'America.

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