Gli Stati Uniti promuovono un piano da 61,5 milioni affinché i paesi caraibici assumano medici con salari diretti

Medici a Cuba, immagine di riferimentoFoto © Cubadebate

Il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti ha annunciato giovedì un programma di 61,5 milioni di dollari per aiutare i governi dei Caraibi a assumere professionisti della salute in modo diretto e trasparente, garantendo che gli stipendi arrivino integralmente ai lavoratori e non a intermediari statali.

L'annuncio è avvenuto nel contesto del Dialogo Stati Uniti–Caraibi tenutosi a Washington, presieduto dal viceministro degli Esteri Christopher Landau mercoledì 15 ottobre, con delegazioni di alto livello di 15 paesi della regione, tra cui Giamaica, Belize, Barbados, Trinidad e Tobago e Haiti.

Il programma si denomina ASPIRE (Alleanza Strategica delle Americhe per l'Eccellenza Sanitaria Regionale Indipendente) e, secondo il Dipartimento di Stato, mira a far sì che i governi caraibici costruiscano forze lavoro sanitarie autosufficienti mediante assunzioni etiche e una remunerazione equa pagata direttamente a ciascun professionista.

Il finanziamento deve ancora ricevere l'approvazione del Congresso statunitense, quindi l'annuncio rappresenta un impegno politico, non fondi già erogati.

ASPIRE si inserisce in un'offensiva diplomatica più ampia contro il modello delle missioni mediche cubane, che Washington, la Commissione Interamericana dei Diritti Umani (CIDH) e diverse organizzazioni per i diritti umani definiscono lavoro forzato e traffico di persone.

Secondo denunce documentate, il regime cubano trattiene tra il 60% e il 97,5% dei pagamenti che i paesi riceventi versano per ciascun professionista, generando così tra i 5.000 e i 6.000 milioni di dollari annui, secondo le stime dell'organizzazione Prisoners Defenders.

In aprile 2026, la CIDH ha pubblicato un rapporto di 199 pagine basato sulle testimonianze di 71 professionisti in 109 paesi, nel quale ha raccomandato agli stati americani di ritirarsi dal programma delle missioni mediche cubane.

Nel corso del 2026, almeno dieci paesi della regione hanno cancellato o non hanno rinnovato i loro accordi con Cuba: Giamaica, Guatemala, Honduras, Guyana, Antigua e Barbuda, Bahama, Dominica e Granada, tra gli altri.

Il caso più emblematico è stato quello di Jamaica, che ha posto fine a un accordo in vigore dal 1976, il che ha portato Cuba a ritirare 277 professionisti dall'isola.

La Giamaica ha successivamente abilitato l'assunzione diretta e individuale di medici cubani secondo la propria legislazione lavorativa, un modello che ASPIRE intende finanziare e replicare in tutta la regione.

In luglio, Gli Stati Uniti hanno sanzionato il ministro cubano della Salute, José Ángel Portal Miranda, e l'Unità Centrale di Cooperazione Medica, definendo il programma come «lavoro forzato» e «traffico di esseri umani».

Nel frattempo, Belice continua a rimandare la sua decisione sul futuro dei 92 professionisti cubani che compongono la sua brigata medica.

ASPIRE fa parte di un pacchetto complessivo di impegni americani per i Caraibi che supera i 340 milioni di dollari, come riportato dal Dipartimento di Stato.

Il pacchetto include inoltre 175,8 milioni per cavi sottomarini di connettività digitale, 37 milioni per infrastrutture critiche e lotta contro la pesca illegale, e 66 milioni per la cooperazione in materia di sicurezza e lotta al narcotraffico.

Il dialogo risponde all'impegno che il segretario di Stato Marco Rubio ha assunto davanti ai capi di governo della CARICOM nella sua riunione di febbraio 2026 a Saint Kitts e Nevis, e Washington ha già annunciato che organizzerà un Vertice sugli Investimenti nel Caribe all'inizio del 2027 per collegare aziende e finanziatori statunitensi con partner della regione.

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