Un panel di analisti ha recentemente discusso se Raúl Guillermo Rodríguez Castro, conosciuto come «El Cangrejo», sia in condizioni reali di assumere il potere a Cuba dopo la morte di suo nonno Raúl Castro, e la risposta è stata definitiva: sì, anche se non precisamente per i suoi meriti intellettuali.
«Sei pronto? Sì, certo che sì. Allora, le capacità intellettuali che, secondo tutti i dati, non sono le più elevate, di cui non esiste riscontro, perché lo abbiamo visto parlare una sola volta», ha sottolineato uno dei relatori nel programma, dove hanno partecipato Manuel Milanés, Sayde Chaling-Chong e Jorge de Armas.
Ma la chiave dell'analisi non sta nelle capacità dell'erede, ma nella logica di sopravvivenza che lo sostiene. «Quando morirà Raúl, chi lo succederà? Coloro che non vogliono scomparire. Coloro che vedranno in lui l'unica possibilità che hanno di sopravvivere», ha spiegato uno dei partecipanti.
Generali, colonnelli, tenenti colonnelli: tutta la cupola militare e di sicurezza del regime ha motivi propri per sostenere l'erede. «Lui ha garantita, nella debolezza della struttura totalitaria, la propria sopravvivenza», ha riassunto uno dei relatori.
El analista Jorge de Armas descrive il sistema castrista come un «sultanato» di interdipendenze che va ben oltre l’ideologia. «Nel sultanato ci sono interdipendenze, molte delle quali sono avallate non solo dal benessere perché è casa tua, sono i tuoi viaggi, sono le tue auto, è il tuo impianto elettrico», ha sottolineato, descrivendo una rete di privilegi che lega l'élite all'erede tanto quanto lui ha bisogno di loro.
Quella rete, secondo il panel, funziona come «una struttura completamente mafiosa, totalmente estorsiva, totalmente ricattatrice», e sono proprio quegli attori che «andranno a sostenere El Cangrejo».
Il nipote di Raúl Castro, di circa 41 anni, detiene il rango di tenente colonnello o colonnello del MININT e dirige la Direzione Generale della Sicurezza Personale, l'unità incaricata di proteggere fisicamente suo nonno. Il suo soprannome deriva dal fatto di essere nato con sei dita in una mano. Fino a quest'anno operava nell'ombra, ma la sua visibilità è aumentata drasticamente a maggio quando il direttore della CIA, John Ratcliffe, si è incontrato con lui all'Avana, e a giugno ha parlato pubblicamente per la prima volta difendendo quello che ha definito un «nuovo modello».
I panelisti avvertono anche che El Cangrejo «è stato preparato come si preparano gli eredi, in conversazioni, in comizi», e che per il ruolo che gli è stato riservato «è perfettamente qualificato».
Chaling-Chong ha lanciato un avvertimento diretto a coloro che lo sottovalutano: «Continuate a sottovalutare El Cangrejo, che avrete una sorpresa». L'analista ha anche sostenuto che «il 2026 è l'anno finale della dittatura cubana», sebbene abbia riconosciuto che l'esito dipende in gran parte da fattori esterni, in particolare da Washington. In questo contesto, il panel ha sottolineato che Marco Rubio ha aperto la porta a lavorare con figure del regime se ci sarà una transizione reale, mentre il cancelliere Bruno Rodríguez lo ha accusato di mentire affermando che ci sono negoziati in corso.
L'exilio cubano, da parte sua, ha ricevuto una valutazione critica. «Siamo un exilio molto debole, un exilio molto frammentato, un exilio che ha contribuito, a partire dalle proprie radici, a dividerci e non abbiamo preparato la transizione», ha riconosciuto Chaling-Chong.
«La fine, ovviamente, è irreversibile e irrimediabile», concluse l'analista, lasciando chiaro che, a suo avviso, indipendentemente dalle manovre dell'erede o di suo nonno, il collasso del regime è una questione di tempo.
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