
Il Centro de Studi sull'Economia Cubana (CEEC) dell'Università dell'Avana ha pubblicato questo venerdì la sua quinta edizione del Rapporto sull'Economia Cubana, relativo al primo semestre del 2026, con una conclusione che non lascia spazio alla speranza: senza un cambiamento profondo e senza finanziamenti esterni, la crescita cubana «si collocarebbe, per un altro anno, al di sotto dell'obiettivo ufficiale dell'1%», il che, in pratica, equivale a una nuova caduta del PIL.
Il rapporto conferma inoltre che l'economia cubana è retrocessa di circa il 5% nel 2025, il suo terzo anno consecutivo in rosso, e che la contrazione cumulativa tra il 2020 e il 2025 supera già il 15% del PIL, consolidando una delle crisi strutturali più prolungate nella storia recente dell'isola.
Il panorama descritto dagli economisti del CEEC è di «crisi multiple, squilibri macroeconomici e alta inflazione», aggravato dalla perdita di capacità di risposta interna, dall'emigrazione massiccia e da una crescente dipendenza dal finanziamento esterno.
«Il cammino verso lo sviluppo è praticamente rimandato», afferma il documento, che aggiunge tra i fattori determinanti il deficit di generazione elettrica —che è diminuito del 13,7% su base annua nel 2025— e l'assenza di riforme produttive che sono in attesa da anni.
Il tratto che distingue il primo semestre del 2026 da crisi precedenti è, secondo il CEEC, l'emergere di un sistema di sanzioni statunitensi che ha colpito simultaneamente il settore energetico, il commercio, il turismo, gli investimenti e le finanze cubane.
La cattura di Nicolás Maduro il 3 gennaio 2026 ha eliminato la principale fornitura di petrolio sussidiato a Cuba. Settimane dopo, l'amministrazione Trump ha progressivamente ampliato le sanzioni attraverso l'Ordine Esecutivo 14380, provocando un calo delle importazioni energetiche tra il 80% e il 90%.
La Commissione Economica per l'America Latina e i Caraibi (CEPAL) prevede per Cuba la peggiore contrazione economica di tutta la regione nel 2026, con una caduta del PIL del 10,3%, cifra che si è aggravata rispetto alla stima del -6,5% pubblicata in aprile.
Di fronte a questo scenario, il regime ha approvato a giugno un pacchetto di 176 misure economiche su 23 assi tematici che includono l'autorizzazione delle banche private, cambi valute privati, apertura a investimenti stranieri diretti nel settore non statale e l'eliminazione del limite di 100 lavoratori per le mipymes.
Il CEEC riconosce in queste misure un orientamento verso un modello che combini meglio il mercato con la partecipazione statale, ma avverte che «il rischio principale» è «un divario tra il suo design e la sua implementazione».
Il settore privato contribuiva già per circa il 29% delle entrate fiscali dello Stato nel 2025, diventando un fattore chiave di approvvigionamento, sebbene con prezzi inaccessibili per la maggior parte dei cubani.
La inflación ufficiale è salita dal 14,07% registrato nel 2025 al 20,70% su base annua a luglio 2026, mentre le stime non ufficiali collocano l'aumento del paniere di beni di prima necessità intorno al 70%.
Il rapporto richiama anche l'attenzione su un fatto senza precedenti: per la prima volta in molti anni, il ministro dell'Economia non si è presentato di fronte all'Assemblea Nazionale del Potere Popolare nella sua sessione ordinaria di luglio, ciò che i ricercatori interpretano come un segnale del crescente ermetismo del regime di fronte all'entità della crisi.
L'economista Elías Amor ha avvertito che Cuba dovrebbe crescere del 5% del PIL per un'intera decade per modernizzare le sue infrastrutture, un obiettivo che lui stesso definisce come un «miracolo economico» rispetto alla realtà attuale.
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