Le Mipymes sono il problema a Cuba? Elías Amor risponde con fermezza: la colpa è del regime

Negozio privato a Miramar. Immagine scattata in ottobre 2025.Foto © CiberCuba

Il economista Elías Amor ha una risposta chiara e diretta per coloro che indicano le piccole e medie imprese private cubane come responsabili dei prezzi elevati e della scarsità. Secondo lui, le Mipymes non sono il problema; lo è il regime comunista che le soffoca.

In un'intervista recente con Tania Costa, Amor ha smontato punto per punto la narrativa ufficiale che tenta di responsabilizzare il settore privato per la crisi dei prezzi a Cuba, un racconto che lo stesso apparato statale ha promosso in vari momenti per distogliere l'attenzione dalle vere cause.

«Le MIPYMES non sono perverse, non sono diavoli, non sono cattive persone. Le MIPYMES offrono i prodotti che vendono e i servizi che forniscono a prezzi che consentono loro di coprire i costi e guadagnare», ha affermato l'economista.

Amor ha spiegato che questi prezzi non sono arbitrari né frutto di avidità, ma il risultato della logica elementare del mercato. Per illustrarlo, ha fatto ricorso a un esempio vicino: l' aumento di oltre il 15% del prezzo della benzina e del gasolio in Spagna durante l'estate del 2026, attribuito alla situazione bellica nel Golfo e alla riduzione dell'offerta di petrolio venezuelano. Un fenomeno temporaneo, ha sottolineato, che il mercato corregge da solo.

«Se c'è molta domanda, il prezzo sembrerà basso; se non c'è molta domanda e il prodotto non si vende, il proprietario della Mipyme dovrà rivederlo al ribasso. È così che funziona l'economia di mercato», ha sottolineato.

Il problema, secondo Amor, emerge quando un dirigente comunista municipale decide di intervenire. Davanti alle lamentele per il prezzo dell’olio, quel funzionario non aspetta che il mercato si autoregoli: va al negozio e fissa i prezzi, oppure impone un prezzo centralizzato tramite il cosiddetto «bollettino dei costi».

«Cosa fa con questo? Rovinare la Mipyme, costringerla a tenere tutta la merce, toglierla dalla distribuzione, e allora voi non avrete né l'olio né il prodotto di cui avete bisogno», avvertì l'economista.

Quel ciclo distruttivo è, per Amor, l'essenza del fallimento economico cubano. «Fondamentalmente perché in un processo che è naturale e spontaneo e che si risolve da solo, interviene il regime comunista e lo distrugge. Questo è il peggio di ciò che succede a Cuba».

Il modello che descrive non è teorico. Nell'agosto del 2026, diversi governi municipali ripristinarono i prezzi massimi locali per l'olio —Guantánamo, Pinar del Río, Villa Clara, Matanzas— generando esattamente la carenza che l'economista prevede. L'olio arrivò a quotarsi tra 2.500 e 7.000 pesos al litro, a seconda della provincia, in un contesto di inflazione ufficiale del 20,70% su base annua a luglio del 2026, con proiezioni di Amor intorno al 30% per la chiusura dell'anno.

Di fronte a questo scenario, l'economista propone una visione alternativa. «A me piacerebbe che il consumatore cubano avesse beni e servizi in abbondanza a buoni prezzi, affinché potesse scegliere liberamente ciò che preferisce». Burro, yogurt di varie qualità, latte in polvere, tutto pagato in moneta nazionale. «Il problema è che il regime comunista non lo permette. Il regime comunista costringe a effettuare operazioni che sembrano malvagie, sembrano subdole, e che vogliono solo rovinare le persone. Non è così».

Questa intervista si svolge nel contesto dell'incontro tenutosi il 26 agosto 2026 tra la dirigenza del Partito Comunista e i rappresentanti del settore privato, un incontro che Díaz-Canel ha riconosciuto, caratterizzato da «pregiudizi e ostacoli» contro gli imprenditori privati all'interno delle stesse strutture statali.

Amor ha qualificato quell'incontro come un evento storico e lo ha descritto come «il primo round, perché quel match di pugilato continuerà e alla fine un pugile cadrà a terra».

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Redazione di CiberCuba

Un team di giornalisti impegnati a informare sull'attualità cubana e temi di interesse globale. Su CiberCuba lavoriamo per offrire notizie veritiere e analisi critiche.

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