
Il governante cubano Miguel Díaz-Canel ha reagito ai recenti rapporti dei media statunitensi su un incremento delle operazioni della CIA a Cuba, assicurando che le rivelazioni non sono filtrazioni casuali, ma parte di una strategia di «guerra psicologica» di Washington contro l'isola.
Il mandatario ha affrontato il tema durante una conferenza magistrale inaugurale del I Colloquio Internazionale «Fidel: legado y futuro», tenutosi lunedì al Palazzo delle Convezioni dell'Avana di fronte a oltre 1.500 delegati provenienti da 63 paesi, alla vigilia del centenario della nascita del dittatore cubano, che si commemora il 13 agosto.
«Non ci sorprendono affatto le rivelazioni recenti di grandi mezzi di comunicazione statunitensi su un aumento delle operazioni della CIA a Cuba per sovvertire l'ordine interno. Non sono fughe di notizie casuali, come le presentano, ma parte del piano deliberato del regime statunitense di guerra psicologica contro Cuba», ha affermato Díaz-Canel, secondo la trascrizione ufficiale pubblicata dalla Presidenza.
Le parole del mandatario arrivano dopo una serie di informazioni pubblicate negli Stati Uniti >sul presunto potenziamento delle operazioni di intelligence statunitensi legate all'isola.
The New York Times ha rivelato che la CIA ha creato segretamente una task force dedicata esclusivamente a Cuba, composta da agenti, analisti, specialisti in operazioni cibernetiche ed esperti in influenza clandestina. La struttura sarebbe in grado di reindirizzare risorse finanziarie, umane e tecniche verso operazioni legate all'isola.
Secondo il giornale, uno dei suoi scopi sarebbe quello di identificare e sfruttare possibili crepe all'interno dell'élite politica cubana. Politico aveva già informato che Washington ha aumentato il dispiegamento di risorse di intelligence relative a Cuba.
Un secondo rapporto di The New York Times, pubblicato il 7 agosto, ha dichiarato che l'amministrazione di Donald Trump cerca di identificare figure che potrebbero svolgere un ruolo in una possibile transizione politica a Cuba, in uno scenario che funzionari statunitensi hanno paragonato al cosiddetto «modello Delcy Rodríguez» applicato in Venezuela.
Le informazioni hanno alimentato negli ultimi giorni la narrativa del governo cubano secondo cui Washington sta cercando di provocare un cambiamento politico nell'isola.
La reazione di Díaz-Canel arriva in un momento in cui Washington aumenta pubblicamente la pressione su L'Avana e i media statunitensi descrivono un rafforzamento parallelo delle operazioni di intelligence legate a Cuba, uno scenario che il governo cubano presenta ora come prova che gli Stati Uniti cercano di accelerare i cambiamenti all'interno dell'isola.
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