
Lo scrittore di Holguín José Poveda Cruz ha pubblicato questa domenica sul suo profilo Facebook un testo intitolato «Il flacone d'olio e le leggi invisibili del mercato», in cui ritrae con ironia l'impennata del prezzo dell'olio vegetale a Cuba e lo definisce «il vero campione olimpico dei prezzi».
Poveda Cruz, membro dell'Unione degli Scrittori e Artisti di Cuba (UNEAC), confronta l'inflazione con una febbre che sull'isola «impara a convivere con i pazienti e finisce per diventare parte della routine», e indica l'olio come il suo termometro più fedele: «Quel liquido dorato, indispensabile per friggere un uovo, cucinare dei fagioli o dare dignità a un riso, è diventato un indicatore economico più preciso di molti discorsi».
Il dato che ancorisce la sua denuncia è concreto: «Per strada, lontano dalla vilipesa carta magnetica e da qualsiasi tentativo di regolamentazione, una bottiglia già si attesta sui tremila pesos. [...] Sarebbero quasi sei dollari per una bottiglia d'olio, un prezzo difficile da trovare anche in paesi dove gli stipendi moltiplicano più volte i nostri».
Questa cifra non è un'esagerazione letteraria. Il litro di olio di girasole nel mercato informale è passato da circa 1.500 pesos alcuni mesi fa, a tra 2.000 e 3.000 pesos a luglio, con variazioni per provincia. Un caso singolare è stato quello di Sancti Spíritus, dove il prezzo si è moltiplicato in modo sorprendente in meno di 24 ore.
Dietro a questa escalation c'è una decisione del regime stesso: la Risoluzione 150/2026 del Ministero delle Finanze e dei Prezzi ha eliminato i limiti ai prezzi per gli oli commestibili importati, abrogando il precedente tetto di 990 pesos per litro. Il 16 luglio è stato eliminato anche il limite sul riso, e il governo non ha distribuito olio attraverso la scheda di approvvigionamento in nessun momento del 2026.
Poveda Cruz sottolinea che la spiegazione non si esaurisce nei fattori logistici: «Forse ci sono contenitori in ritardo, difficoltà logistiche o problemi nell'importazione. Ma è impossibile ignorare un'altra vecchia abitudine: nascondere il prodotto fino a quando non raggiunge il prezzo sognato, trasformare la scarsità in affari e il bisogno altrui in un'opportunità privata».
Lo scrittore smonta anche la narrativa ufficiale sugli aumenti salariali: «Mentre vengono annunciati incrementi salariali per alcuni settori, l'olio intraprende una corsa ascendente che minaccia di divorarlo prima che arrivi nelle tasche. L'inflazione possiede questo talento: concede con una mano ciò che sottrae con le due restanti».
I numeri confermano questa lettura. Il nuovo salario minimo di 3.210 pesi, in vigore dal 1° luglio 2026, equivale a meno di cinque dollari al mese al tasso di cambio informale, una somma che è a malapena sufficiente per acquistare una sola bottiglia di olio sul mercato senza spendere nulla di più per le molteplici esigenze domestiche.
Economisti calcolano che una persona in Cuba necessiterebbe di circa 96.060 pesos al mese per coprire i propri bisogni essenziali, di cui la maggior parte solo per il cibo. L'inflazione ufficiale di giugno 2026 è stata del 18,27% su base annua, ma stime indipendenti collocano l'inflazione reale ben al di sopra di questa cifra.
Lo scrittore non parla da una distanza: «Non parlo da una comoda distanza accademica. Anche io appartengo all'immensa maggioranza che riceve questo colpo diretto al portafoglio ridotto. Faccio anche conti impossibili, osservo anche come il libretto delle spese si trasforma in un romanzo di fantascienza dove i numeri sfidano qualsiasi logica».
Poveda Cruz chiude il suo testo con una frase che mescola analisi e rassegnazione: «Perché questo non risponde più esclusivamente all'offerta e alla domanda. Qui intervengono altri attori, meno visibili e molto più efficaci. [...] No; questo non è semplicemente offerta e domanda. Questo è pura e dura cannonata».
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