Díaz-Canel si permette di parlare di democrazia a Cuba e piovono le derisioni: «In che paese vive?»

Miguel Díaz-Canel (Immagine di riferimento)Foto © Cubadebate

Miguel Díaz-Canel ha pubblicato giovedì nel suo profilo Facebook una dichiarazione in cui ha assicurato che le trasformazioni del regime cubano si avviano «in modo collegiale e democratico, in consultazione con il popolo», e la risposta dei cubani non si è fatta attendere: un'ondata di scherni, sarcasmo e indignazione ha inondato i commenti della pubblicazione.

La frase, diffusa dal profilo ufficiale del mandatario nel contesto della chiusura del VII Periodo Ordinario di Sessioni della X Legislatura dell'Assemblea Nazionale del Potere Popolare, è stata la seguente: «Ci siamo proposti di intraprendere le trasformazioni richieste dal momento, sotto la guida del Partito, in modo collegiale e democratico, in consultazione con il popolo, senza compromettere l'indipendenza, la sovranità nazionale, né le conquiste sociali della Rivoluzione».

Captura di FB/Miguel Díaz-Canel Bermúdez

Lo stesso Díaz-Canel che il 21 luglio aveva chiarito che tutte le riforme saranno «sotto il controllo del Partito» si è presentato davanti all'Assemblea Nazionale parlando di democrazia e consultazione popolare, in un paese dove la Costituzione riconosce il Partito Comunista come forza superiore e unica organizzazione politica legale, e non ci sono elezioni multipartitiche.

La contraddizione non è passata inosservata. «In quale paese vive?», ha chiesto un internauta con un'emoji di risata. Un altro è stato più diretto: «Scusi, ma io sono il popolo e con me nessuno ha consultato, quindi se qualcosa va storto, non è colpa mia». Un terzo ha riassunto lo stato d'animo generale con una ironia spietata: «Mangiamo volontà, allora».

Le domande sulle presunte «conquiste sociali della Rivoluzione» si sono moltiplicate. «Qualcuno può chiarirmi quali sono le conquiste sociali della Rivoluzione?», ha scritto un utente. «Conquiste sociali... che presa in giro», ha aggiunto un altro. E un altro ancora ha messo in evidenza l'assurdo storico con precisione chirurgica: «Da 67 anni stanno facendo trasformazioni, vorranno forse creare dei dinosauri?».

Il contesto in cui Díaz-Canel pronuncia queste parole rende ancora più difficile assimilarle. Cuba accumula una contrazione economica vicina al 20% dal 2020, con proiezioni di un ulteriore calo tra il 6,5% e il 7,2% nel 2026 secondo le stime della CEPAL e di economisti indipendenti. I blackout superano le 20 ore giornaliere in ampie zone del paese, l'inflazione cresce in modo incontrollato e la scarsità di cibo, medicinali e carburante è cronica.

In questo contesto, l'Assemblea Nazionale ha approvato cinque nuove leggi: un Codice del Lavoro che incorpora figure come il telelavoro e il pluriimpiego, una Legge sulla Casa che riconosce fino a due proprietà principali e amplia il ruolo del settore privato nella costruzione, una Legge sulla Terra Agricola e Forestale, una Legge sull'Organizzazione dell'Amministrazione Centrale dello Stato — che riduce gli organi centrali da 27 a 21 — e una Legge sul Sistema di Identità Personale e Domicilio.

Díaz-Canel ha inoltre riferito che 120 delle 176 trasformazioni del pacchetto economico e sociale erano già pronte per essere implementate, e che delle 121 misure previste per giugno e luglio, 110 erano state approvate, pari al 90,9% del totale. Nello stesso discorso, ha definito il governo degli Stati Uniti come un «regime neofascista» e ha esortato i dirigenti cubani a mantenere una «condotta etica elevata» in mezzo alla crisi.

Un internauta ha ricordato nei commenti che ci sono abitazioni nel comune di Guamá che continuano a non avere il tetto dopo il passaggio del ciclone Melisa, mentre il mandatario parla di trasformazioni da un podio. Un altro ha riassunto decenni di promesse non mantenute con una domanda senza risposta: «Negli anni '60, negli anni '70, negli anni '80, negli anni '90... e così, decennio dopo decennio per quasi 70 anni. Quante altre? Quelle che saremo in grado di sopportare?».

Non è la prima volta che i cubani ridicolizzano Díaz-Canel sui social media dopo una dichiarazione pomposa: a luglio, quando parlò di una «contundente VITTORIA» all'ONU, i commenti si riempirono di sarcasmo; quando fece appello all'«inventiva e gioia» del popolo durante il 26 luglio, la risposta fu altrettanto ironica. Questa volta, la parola «democratica» è stata sufficiente a scatenare la stessa tempesta. «Le uniche misure per uscire da questa miseria sono vera democrazia e libertà di pensiero», concluse un utente, con una chiarezza che nessun discorso ufficiale è riuscito a mettere in discussione.

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Redazione di CiberCuba

Un team di giornalisti impegnati a informare sull'attualità cubana e temi di interesse globale. Su CiberCuba lavoriamo per offrire notizie veritiere e analisi critiche.

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