
Hermenegildo Altozano, socio del bufete internazionale Pinsent Masons e specialista in diritto degli investimenti a Cuba, prevede che l'isola ha il potenziale per diventare il principale mercato alberghiero dei Caraibi se si verifica un cambiamento politico ed economico.
Le sue previsioni, esposte in un intervista per il Podcast "Inversión Hotelera", condotto dal consulente Ivar Yuste, assumono particolare rilevanza dopo la uscita simultanea di Meliá, Iberostar e Barceló avvenuta il 21 luglio scorso.
«Quello che bisogna fare è mettersi al riparo finché l'uragano non sia passato»
Altozano distingue tra la crisi congiunturale e il valore strutturale che conserva l'isola: «Cuba è sempre stata lì. Ha un'infrastruttura alberghiera abbastanza decente per quello che riguarda i Caraibi, facilmente recuperabile in un determinato momento».
Per descrivere il momento attuale ricorre a un'immagine grafica: «Mi piace utilizzare l'immagine dell'uragano: quello che bisogna fare è mettersi al riparo fino a quando l'uragano non passa».
I numeri confermano la gravità della situazione.
Cuba è passata da 4,7 milioni di visitatori nel 2018 a solo 1,81 milioni nel 2025, con una occupazione alberghiera che è scesa al 18,9%.
Fino ad ora nel 2026, il crollo supera il 58% rispetto all'anno precedente già deludente.
Il futuro appartiene al mercato statunitense
Per Altozano, il vero dibattito non è nel presente, ma in ciò che accadrà dopo.
Su previsione è decisa: «Cuba sarà il principale mercato alberghiero dei Caraibi; è naturale che gli Stati Uniti occupino quel posto».
L'esperto spiega che il dominio spagnolo fino ad ora - circa il 40% del mercato, una concentrazione eccezionale - ha risposto a una circostanza politica molto concreta:
«A Cuba si sono sviluppate catene alberghiere spagnole per una circostanza: per oltre sessanta anni lì non poteva mettere piede un americano.»
Quella logica, sostiene, si invertirà quando cambieranno le condizioni.
L'uscita delle tre grandi catene alberghiere spagnole -che controllavano più di 30.000 delle 86.559 camere disponibili- apre la porta a catene come Marriott, Hilton, Hyatt o Wyndham.
La diaspora cubana, primo investitore naturale
Un altro asse centrale dell'analisi di Altozano è stato collocare il ruolo della comunità cubana all'estero, in particolare degli imprenditori residenti a Miami.
«I cubani che vivono all'estero pensano: questo è nostro. Ci saranno gli spagnoli, i francesi e i canadesi, ma quelli che devono esserci siamo noi», spiegò l'avvocato.
Questa percezione, combinata con la vicinanza geografica, porta l'esperto a ritenere quasi inevitabile un'ondata di investimenti dalla Florida.
«L'ingresso della promozione immobiliare a Cuba da parte di promotori di Miami sembra piuttosto evidente. Credo che sia naturale», ha affermato.
Il settore immobiliare, motore della ripresa
Oltre alla hotellerie, Altozano identifica il mercato immobiliare come il principale catalizzatore di una futura ripresa: «La soluzione di Cuba sarà il settore immobiliare. È ciò che, immediatamente, può attrarre molti investimenti».
Sulle 5.911 richieste certificate dalla Commissione di Liquidazione delle Richieste Estere degli Stati Uniti - valutate 1.851 milioni di dollari in capitale - l'esperto non le considera un ostacolo insormontabile.
Opina che «probabilmente si arriverà a un accordo globale compensativo», simile a quelli raggiunti con Spagna, Francia o Regno Unito.
Impagamenti e passività europea
Altozano denuncia anche la situazione finanziaria che affrontavano le catene prima di andarsene: «Ci sono catene alberghiere che non ricevono pagamenti che sono loro da molto tempo».
E riassume la paradosso: «Hanno istituito corralitos finanziari violando accordi internazionali».
L'avvocato ha inoltre criticato duramente l'inerzia di Bruxelles.
«La Commissione Europea non ha fatto assolutamente nulla», ha lamentato, ricordando che il Regolamento Antiblocco 2271/1996 offriva strumenti legali di reciprocità che non sono mai stati attivati.
Nel frattempo, il turista continua a scegliere altre destinazioni per motivi molto pratici.
«Perché dovrei andare a Cuba quando ho blackout e non riesco a trovare taxi per spostarmi, quando posso andare in Repubblica Dominicana o a Cancún?», chiese retoricamente Altozano, riassumendo in una sola frase il dramma di un settore che, nonostante tutto, lui continua a vedere con potenziale per guidare i Caraibi.
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