L'artista e attivista cubano Luis Manuel Otero Alcántara ha lanciato un avviso diretto sul futuro di Cuba in un'intervista con Tania Costa: «Se la dittatura sopravvive a questo momento decisivo, sarà difficile perché noi ci stancheremo».
Il cofondatore del Movimiento San Isidro, esiliato a Miami dal 18 luglio dopo aver scontato cinque anni di prigione a Cuba, ha descritto l'attuale momento come una finestra storica che non può essere sprecata.
Otero Alcántara ha respinto l'idea che la sua richiesta di sostegno al presidente Donald Trump sia un gesto politico di parte, paragonandola allo stesso tipo di appello che rivolge agli europei: «Come chiedo agli europei, sto chiedendo aiuto affinché ci accompagnino in questo momento decisivo».
L'attivista ha sottolineato che il cambiamento a Cuba non dipende solo dal sostegno esterno, ma che i cubani stessi devono assumersi la loro responsabilità collettiva: «In questo momento ci sono oltre 9 milioni di cubani dentro che soffrono, sommersi, vivendo letteralmente in una fossa, e non è vita per nessun essere umano».
Per illustrare l'impatto reale del lavoro costante, ha citato il caso del segretario di Stato Marco Rubio, che ha dichiarato pubblicamente di essere stato motivato da un gruppo di artisti cubani. «Se noi fossimo stati al lavoro, sacrificando delle cose, forse adesso la situazione sarebbe diversa», ha riflettuto.
Rubio ha dato il benvenuto ufficiale a Otero Alcántara il 19 luglio, ha definito il Movimento San Isidro come «faro di speranza» e ha chiesto la liberazione di oltre 700 prigionieri politici a Cuba.
L'attivista ha anche aperto la porta alla possibilità di un'azione internazionale più diretta contro il regime, usando il termine «intervento chirurgico» per riferirsi a un'operazione destinata a rimuovere i suoi leader, anche se ha precisato che «loro sono quelli che sanno chi devono portare via».
Dietro l'avvertimento politico c'è una motivazione personale che Otero Alcántara non ha nascosto: la paura che lui e la sua generazione invecchino senza vedere il cambiamento. «Anche noi ci vedremo vecchi. Non so cosa ci sarà dopo», ha ammesso.
La sua speranza è che la trasformazione avvenga in tempo: «Voglio che resti nella mia generazione affinché mio figlio possa vivere in un luogo tranquillo, possa avere il desiderio di vivere dentro Cuba».
Otero Alcántara ha insistito sul fatto che non crede in soluzioni messianiche né in leader salvatori: «Io non ho fede che stia per arrivare un dio onnipotente, che aprirà il cielo e manderà un fulmine. Io credo nel lavoro».
L'attivista, che ha dichiarato «sono stato espulso da Cuba» al suo arrivo a Miami, ha anche avvertito del rischio che, dopo la dittatura, Cuba possa finire nelle mani di «un altro Fidel Castro», e ha sostenuto la necessità di istituzioni solide che trascendano gli individui come garanzia di una vera transizione democratica.
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