Un cubano conosciuto sui social media come «Soy El Kielo» ha pubblicato su Facebook un video di 17 secondi che riassume con crudezza la realtà energetica dell'isola: raccogliere legni scartati da una vicina per avere con cosa accendere il fuoco e preparare il cibo.
Nel video, l'uomo mostra i materiali che è riuscito a ottenere e spiega la situazione senza mezzi termini: «Guarda questo, per poter cucinare..., la vicina stava buttando delle tavole qui della piastra, guarda questo, per poter cucinare gliel'ho chiesto».
Il video, pubblicato con l'hashtag #RealidadCubana, si aggiunge ad altre pubblicazioni che documentano come milioni di cubani siano tornati a metodi di cottura tipici di secoli passati.
Non è la prima volta che questo creatore di contenuti documenta questa realtà. Il 28 marzo 2026, ha pubblicato un altro video che mostrava un focolare rudimentale di pietre e legna con il titolo «Cuba, anno 2026: quasi siamo aborigeni», frase che è diventata un'espressione ironica molto diffusa tra i cubani per descrivere il regresso imposto dalla crisi energetica.
La scena non è un caso isolato. Nel 2026 molti cubani devono ricorrere a legna, carbone vegetale, segatura o qualsiasi materiale combustibile riescano a trovare per poter cucinare. Il gas liquefatto, quando disponibile, viene commercializzato in dollari, una valuta inaccessibile per chi percepisce redditi in pesos cubani. Il carbone vegetale è considerato una missione impossibile da ottenere in molte zone del paese.
Dietro a questa scarsità si trova il collasso del sistema elettrico cubano. I blackout raggiungono tra le 22 e le 36 ore al giorno in varie province, e Cuba ha subito otto blackout nazionali totali in 24 mesi, cinque dei quali solo nel 2026. Nel mese di maggio di quell'anno, il deficit di generazione ha superato i 2.113 MW, un record annuale, rispetto a una domanda di 3.000 MW.
La ricerca di legna non ricade esclusivamente sugli adulti. Secondo testimonianze precedenti, i minori devono raccogliere legna prima di andare a scuola, e i circoli infantili hanno cucinato con legna o segatura per nutrire i bambini. Questa pratica ha anche accelerato la deforestazione in diverse regioni dell'isola.
Il presidente Miguel Díaz-Canel ha esortato pubblicamente la popolazione a cucinare con legna e carbone, riconoscendo di fatto il crollo del sistema energetico che il regime gestisce da decenni. Modernizzare quella infrastruttura, secondo stime, richiederebbe tra 8.000 e 10.000 milioni di dollari e un periodo minimo di tre a cinque anni, un orizzonte che offre poco sollievo a coloro che oggi cercano legna per strada per poter mangiare.
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