Scrittore Pablo Socorro: Cinque anni dopo l'11J, il regime «continua a reprimere, ma ora con maggiore ferocia e paura»

Lo scrittore Pablo J. Socorro ha pubblicato questo sabato, quinto anniversario dell'11J, un testo in cui denuncia che il regime cubano «continua a reprimere, ma ora con maggiore ferocia e timore». Sottolinea il collasso elettrico come una manovra deliberata per interrompere le comunicazioni e prevenire nuove proteste. Díaz-Canel e Raúl Castro, afferma, non hanno reso conto della repressione del 2021.



Illustrazione non reale generata con IAFoto © CiberCuba

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En quinto anniversario del 11 luglio 2021, lo scrittore e giornalista cubano Pablo J. Socorro ha pubblicato dagli Stati Uniti un'analisi devastante su ciò che è cambiato —e ciò che non lo è— dalle maggiori proteste popolari a Cuba dal 1959. Il suo verdetto è diretto: «Cinque anni dopo, il regime non è cambiato. Continua a reprimere, ma ora con più ferocia e paura».

Socorro, autore del libro Cuba 11-J-21: Avevamo tanta fame che ci siamo mangiati la paura (Editorial Lunetra), ha intitolato la sua riflessione «11-J-21: Dalla paura a rigettare la furia». In essa ricorda che quelle proteste «sono sopravvissute appena 48 ore, ma sono state sufficienti per scuotere le fondamenta del regime», prima di essere soffocate «con brutalità e spargimento di sangue innocente».

Immagine presa da Facebook/Pablo Socorro

Lo scrittore sottolinea un dato che considera rivelatore dello stato d'animo del regime in questo anniversario: il collasso del Sistema Elettrico Nazionale. «Ha così tanta paura di una nuova esplosione di furia cittadina, che ha scelto di far collassare il Sistema Elettrico Nazionale», scrive, sostenendo che senza elettricità le antenne smettono di funzionare e la connessione scompare, interrompendo ogni possibilità di coordinamento cittadino.

La lettura non è priva di fondamento. Venerdì, il Sistema Elettroenergetico Nazionale ha subito il suo quarto collasso totale dell'anno, con un deficit storico di 2.341 MW che ha colpito il 73% della popolazione. I blackout mediamente durano 15 ore al giorno a L'Avana e raggiungono le 87 ore consecutive in province come Matanzas.

Il panorama tracciato da Socorro per i cinque anni trascorsi è di deterioramento generalizzato. Cuba registra un record di oltre 1.281 prigionieri politici, 338 dei quali incarcerati specificamente per l'11J, secondo la documentazione di organismi indipendenti. L'indulto di aprile 2026, che ha liberato 2.010 detenuti, ha deliberatamente escluso coloro condannati per «reati contro l'autorità», ovvero quelli dell'11J.

Tra i casi menzionati dallo scrittore ci sono quelli di Luis Manuel Otero Alcántara e Maykel Osorbo. Otero è stato prelevato dal carcere di Guanajay il 7 luglio da agenti della Sicurezza di Stato, senza informare la sua famiglia, due giorni prima della scadenza della sua condanna. Amnesty International ha dichiarato la sua situazione come scomparsa forzata e l'ONU ha attivato un'Azione Urgente richiedendo a Cuba un rapporto prima del 25 luglio. Osorbo, coautore del celebre brano «Patria y Vida» e condannato a nove anni, è stato trasferito dal carcere Kilo 8 (Pinar del Río) a quello di massima sicurezza di Guanajay (Artemisa), anche in questo caso senza notifiche ufficiali al riguardo.

Socorro non elude i nomi di coloro che considera responsabili. Sottolinea che Miguel Díaz-Canel «dovrà rispondere per le sue parole assassine» quando dichiarò davanti alle telecamere che «l'ordine di combattimento è stato dato», e punta altrettanto su Raúl Castro, accusato dinanzi alla giustizia americana per l'abbattimento degli aerei di Hermanos al Rescate. Entrambi, sottolinea, continuano a non rendere conto.

Il scrittore ricorda anche che Yoennis Pelegrín Hernández, il poliziotto indicato come responsabile della morte del giovane Diubis Laurencio Tejeda —l'unico morto riconosciuto ufficialmente durante le proteste del 12 luglio 2021— è ancora libero e senza processo giudiziario. Alcuni di coloro che hanno partecipato alla repressione, aggiunge, oggi vivono in esilio.

La disuguaglianza che descrive nella Cuba del 2026 è tanto cruda quanto la repressione: «Ci sono più bambini che vanno a letto affamati e più ricchi che passeggiano in auto importate per le strade rotte de L'Avana. Ci sono più sete e meno acqua. Più repressione e meno paura».

Este sabato, il senatore Marco Rubio ha chiesto la liberazione dei prigionieri politici cubani, avvertendo che gli Stati Uniti utilizzeranno «tutti gli strumenti» disponibili per fare pressione sul regime. Socorro conclude il suo testo con le parole dell saggista José Hugo Fernández, curatore del suo libro: «L'atmosfera di terrore con cui per decenni il regime si è mantenuto impunemente, è stata finalmente abbattuta. E proprio da quel momento la paura ha preso piede tra i persecutori, al punto che non sapevano più fare altro se non intensificare la violenza come ultima risorsa, senza prevedere che ne sarebbero usciti sconfitti dagli eccessi della propria crudeltà».

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Redazione di CiberCuba

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