La Leña del Humor: «Cercate mestoli e calderoni e unitevi alla nostra brigata»

La Leña del Humor ha pubblicato questo domenica una satira su Facebook in cui si dichiara parte delle «Brigate di Cacerolazos Rápidos» e «Caldero-Internazionalisti», rispondendo con ironia alla proposta di Díaz-Canel di indirizzare le proteste verso gli Stati Uniti. Il gruppo annuncia il suo spettacolo «UMORISMO AL… ¡TAN-TAN-TAN-TAN-TAN-TAN…!!!» e invita il suo pubblico a unirsi con mestoli e pentole. L'unica condizione: il biglietto di andata.



La Leña del HumarFoto © FB/La Leña del Humor

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Il gruppo umoristico cubano La Leña del Humor ha risposto questo domenica con una satira devastante all'appello ufficiale a unirsi alle «Brigate dei Cacerolazos Rapidi», dichiarandosi «Caldero-Internazionalisti» e annunciando che sono pronti a fare rumore con i calderoni contro chiunque, purché gli venga fornito il biglietto di andata per il nord.

El detonante è stata la dichiarazione di Miguel Díaz-Canel in un'intervista al settimanale portoricano CLARIDAD, pubblicata giovedì 3 luglio, in cui il governante ha suggerito che i cubani che protestano con pentole dovrebbero reindirizzarle verso Washington: «La gente tocca le pentole, alcuni con più disagio di altri. Io dico: beh, facciano suonare le pentole ai vicini del nord, che sono quelli che ci hanno portato a questo blackout».

Captura di FB/La Leña del Humor

La Leña del Humor, fondata nel 1986 a Santa Clara e autodefinitasi «il miglior gruppo umoristico di Cuba», ha preso alla lettera il suggerimento presidenziale e lo ha trasformato nell'argomento centrale della sua satira.

«Al richiamo della massima direzione di CULTURA facciamo il nostro passo avanti. Apparteniamo alle 'Brigate di Cacerolazos Rápidos' e siamo anche 'Caldero-Internazionalisti'», ha scritto il gruppo sulla sua pagina Facebook, con il tono marziale e volitivo che il regime riserva per le sue mobilitazioni rivoluzionarie.

Lo spettacolo che annunciano si intitola «HUMOR AL… ¡TAN-TAN-TAN-TAN-TAN-TAN…!!!», che lo stesso gruppo riconosce come «un po' onomatopeico», anche se assicura che «fa ridere e lascia sordo chiunque»: una descrizione che, nel contesto cubano attuale, suona come una descrizione letterale della notte in qualsiasi quartiere durante un blackout.

Le condizioni del gruppo per unirsi alla brigata sono chiare e non ammettono negoziazione: «Siamo disposti ad andare a suonare i calderoni ovunque ci mandino, ci chiamino o semplicemente possiamo. Se è a nord, MEGLIO... Abbiamo solo bisogno che ci diano l'opportunità e il biglietto di andata, il resto lo facciamo noi».

La frase del «passaggio di andata» concentra tutta l'ironia del testo: in un'isola dove l'esodo è massiccio e dove riuscire a trovare un volo equivale a un miracolo logistico, la condizione non negoziabile del gruppo è proprio quella che il regime non finanzerebbe mai.

Il richiamo al pubblico non si ferma: «Diciamo al nostro pubblico che, se ci vogliono vedere, prendano mestoli e pentole e si uniscano alla nostra brigata», con il coro imparato a memoria: «Dove vogliono Ehhh… dove vogliono…!»

La parodia mira a due bersagli simultanei: le «brigate di risposta rapida» del castrismo —gruppi mobilitati storicamente per reprimere le proteste— e la tradizione dell'internazionalismo rivoluzionario cubano, quella in cui il regime inviava medici, soldati e consulenti in tutto il mondo mentre l'Isola crollava a pezzi.

L'umorismo arriva in un momento di gravità estrema. Cuba ha registrato a giugno 2026 un record storico di 107 proteste di strada, quasi il doppio del massimo precedente, secondo l'Osservatorio Cubano dei Conflitti. Il deficit elettrico ha raggiunto 2,208 MW il 25 giugno, lasciando senza luce circa il 70% del paese, con 11 unità termoelettriche fuori servizio al 4 di luglio.

Lo stesso Díaz-Canel ha ammesso nella stessa intervista: «Qui c'è scarsità di trasporti, di cibo, di medicinali, qui ci sono interruzioni prolungate di oltre venti ore. Questo provoca insoddisfazione, nessuno può essere felice, il popolo sta soffrendo». Eppure, la sua soluzione è stata puntare il mestolo verso nord.

Sui social, i cubani hanno risposto con la stessa moneta. Un commento ha circolato con forza: «Le pentole piene non suonano; il loro tintinnio è per fame e per libertà». Un altro, più diretto, ha sottolineato l'autorizzazione implicita del governante: «Se non manda a prendere prigionieri, se lui stesso ha autorizzato».

Humor politico a Cuba è un terreno minato: il regime lo promuove quando serve alla rivoluzione e lo reprime quando punta contro di essa. Nel febbraio del 2026, i creatori del progetto satirico El4tico sono stati arrestati a Holguín. La Leña del Humor, che a maggio del 2024 aveva già denunciato che non poteva esibirsi in più province per la mancanza di budget statale, sa bene dove si trovi il confine. Per questo, forse, la loro migliore battuta non è lo spettacolo che annunciano, ma la condizione che pongono: il biglietto di andata, non di ritorno.

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Redazione di CiberCuba

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