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Il regime cubano ha celebrato questo martedì il 65° anniversario del discorso «Parole agli Intellettuali», pronunciato da Fidel Castro il 30 giugno 1961, durante un evento politico-culturale presieduto da Miguel Díaz-Canel presso la Biblioteca Nazionale «José Martí» dell'Avana, lo stesso scenario in cui Castro stabilì, oltre sei decenni fa, il principio che trasformò lo Stato nell'arbitro assoluto della creazione: «Dentro la Rivoluzione, tutto; contro la Rivoluzione, nulla».
Il evento ha riunito figure della nomenclatura culturale e politica del regime, tra cui il membro del Buró Politico Roberto Morales Ojeda, il ministro della Cultura Alpidio Alonso Grau e la presidente dell'Unione degli Scrittori e Artisti di Cuba (UNEAC), Marta Bonet de la Cruz.
Il discorso centrale è stato affidato a Bonet de la Cruz, che ha rivendicato le parole di Castro come attuali e necessarie: «Sono passati 65 anni da allora e le parole di Fidel, piene di attualità, continuano a essere il riferimento imprescindibile quando cerchiamo risposte e difendiamo la continuità della politica culturale rivoluzionaria».
La presidentessa della UNEAC ha anche richiamato un'altra frase del discorso originale: «La Rivoluzione deve rinunciare solo a coloro che sono incorreggibilmente reazionari, che sono incorreggibilmente controrivoluzionari», parole che storicamente sono state utilizzate per giustificare la censura e la repressione contro i creatori che non si allineano con il potere.
Ciò che il governo presenta come una celebrazione culturale è, per i suoi critici, la commemorazione dello strumento ideologico che ha instaurato il controllo totalitario sulla creazione a Cuba. Il detonatore del discorso del 1961 fu la censura del cortometraggio documentario PM (Pasado Meridiano), vietato per aver mostrato la vita notturna dell'Avana, considerata incompatibile con i valori rivoluzionari.
Sei decenni e mezzo dopo, la tragedia dell'intellettuale cubano rimane la stessa: sottomettersi o pagare le conseguenze. L'artista Luis Manuel Otero Alcántara è ancora incarcerato in una prigione di massima sicurezza e ha ricevuto il Premio Václav Havel 2025 mentre era in carcere. La filosofa Alina Bárbara López Hernández è stata espulsa dalla UNEAC nel 2024 per aver criticato il governo e nel 2025 la Procura ha chiesto quattro anni di carcere in un processo che lei ha denunciato come costruito.
Il Observatorio Cubano de Derechos Humanos ha registrato almeno 3.179 azioni repressive contro la società civile cubana nel 2025, tra cui quelle contro artisti e intellettuali.
L'atto di questo martedì si inserisce anche nei preparativi per il centenario della nascita di Castro, previsto per il 13 agosto 2026. Il 26 giugno, la UNEAC ha inaugurato la mostra «Soldato delle idee» con la presenza di Díaz-Canel, e il 27 giugno è stato presentato il libro Volver a Palabras a los intelectuales, che rivendica il testo di Castro come fondamento della politica culturale attuale.
Bonet de la Cruz ha concluso il suo intervento con una frase che riassume la logica del regime di fronte alla crisi che attraversa l'Isola: «Ci sarà solo un avvenire, se resistiamo oggi».
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