«Adriana, sono qui»: Tra rimproveri, amore e disperazione, un venezuelano ha salvato sua moglie sotto le macerie

Un venezuelano ha salvato sua moglie Adriana dalle macerie a La Guaira usando un martello e il suo telefono, in un video virale che mescola rimproveri, amore e disperazione.



Immagini degli edifici crollati in VenezuelaFoto © X / Alerta Mundial

Un video registrato tra le macerie di La Guaira è diventato uno dei testimoni più toccanti della catastrofe che vive il Venezuela: un uomo ha salvato sua moglie intrappolata dopo i terremoti del 24 giugno, armato solo di un martello, mentre entrambi si confrontavano, si rimproveravano e si dichiaravano amore allo stesso tempo.

Le immagini, diffuse sui social media e replicate da molti, mostrano l'uomo che abbatte pareti e rimuove macerie per liberare Adriana dall'interno di un edificio danneggiato dai terremoti di magnitudo 7.2 e 7.5 che hanno scosso il nord del paese con appena 39 secondi di differenza.

Il momento che ha catturato l'attenzione di migliaia di utenti si verifica quando lei, con la voce tremante, lo avverte che il muro può crollare su di lui. Lui non si ferma: «Adriana, so quello che faccio, amore mio», risponde con una fermezza che è diventata virale. In un momento si sente insistere: «Non mi togliere il respiro. Sono più vicino a te di quanto tu possa immaginare», e poi, mentre lei dubita dei suoi metodi: «Adriana, sono qui sopra, tesoro. Ho tutto sotto controllo. Copriti il viso». Un utente che ha ripubblicato il video su X lo ha descritto con precisione: «C'è stata una lotta, un rimprovero, amore, preoccupazione, duro lavoro, c'era di tutto in questo salvataggio».

Il video, registrato nel mezzo dell'emergenza, mostra qualcosa che va oltre un salvataggio: mostra l'instinto di non lasciare andare chi si ama, anche quando tutto intorno minaccia di crollare. Adriana, dall'altra parte del muro, lo avvertiva con la voce rotta di fare attenzione, che la struttura poteva crollare su entrambi. Lui non si fermò. Ogni colpo era una promessa che non l'avrebbe lasciata lì.

Il salvataggio è avvenuto a La Guaira, la città costiera vicina a Caracas che ha subito la maggiore distruzione dopo i terremoti del 24 giugno. In quella zona, 855 edifici sono stati danneggiati: 189 con collasso totale e 666 con crolli parziali o danni gravi, secondo le cifre ufficiali.

La storia di Adriana e di suo marito si aggiunge a una serie di salvataggi che hanno commosso la regione in mezzo alla tragedia: un bebé di 10 mesi e un bambino di 11 anni sono stati estratti vivi dalle macerie giorni fa, e questo martedì è stata comunicata la notizia del salvataggio di un altro minore dopo cinque giorni intrappolato.

Enquanto queste storie di sopravvivenza circolano sui social, il bilancio ufficiale delle vittime continua a crescere. Il presidente dell'Assemblea Nazionale venezuelana, Jorge Rodríguez, ha incrementato martedì a 1.943 il numero ufficiale dei decessi e a 10.571 quello dei feriti.

Le stime indipendenti sono ancora più allarmanti: il Servizio Geologico degli Stati Uniti assegna una probabilità del 42% che il totale dei decessi si attesti tra 10.000 e 100.000, mentre l'ONU stima fino a 50.000 persone scomparse e la piattaforma cittadina Encuéntralos registrava tra 55.000 e 60.000 persone non localizzate, con appena 9.000 trovate.

Tra i dispersi figurano almeno una trentina di cubani concentrati nelle località di Caraballeda, Catia La Mar e Los Corales, a La Guaira.

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Redazione di CiberCuba

Un team di giornalisti impegnati a informare sull'attualità cubana e temi di interesse globale. Su CiberCuba lavoriamo per offrire notizie veritiere e analisi critiche.

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