Il Ministro degli Esteri tedesco attacca il regime cubano

Il ministro tedesco Johann Wadephul ha negato il «blocco» degli Stati Uniti contro Cuba, ha definito il regime «ingiusto» ed ha chiesto un miglior governo per l'isola.



Raúl Castro e Miguel Díaz-Canel (a sinistra) e il ministro tedesco Johann Wadephul (a destra)Foto © Collage X/Presidenza di Cuba - Facebook/Johann Wadephul

Il capo della diplomazia tedesca, Johann Wadephul, ha lanciato domenica una critica diretta e senza precedenti contro il regime cubano, smontando pubblicamente la narrativa ufficiale de L'Avana sulle cause della crisi che sta devastando l'isola.

In dichiarazioni rilasciate a Berlino e raccolte dall'agenzia EFE, Wadephul ha negato l'esistenza di un embargo totale degli Stati Uniti contro Cuba e ha definito il sistema politico cubano un «regime di ingiustizia».

La Germania respinge la narrazione del «blocco»

Il ministro è stato categorico nel riferirsi all'argomento che il regime cubano utilizza da decenni per giustificare il collasso economico dell'isola: «Un blocco di quel tipo... io non lo vedo».

Wadephul è andato oltre e ha sottolineato che il «prerequisito decisivo» per migliorare la situazione dei cubani è che il paese sia «governato meglio», trasferendo così la responsabilità della crisi alla guida interna del regime di Havana e non alle sanzioni statunitensi.

Il ministro ha inoltre ricordato che Cuba ha beneficiato per anni del supporto economico e petrolifero del Venezuela, un sostegno che non è più disponibile nella stessa misura, il che aggrava ulteriormente la situazione strutturale dell'isola.

Nonostante la durezza delle sue parole, Wadephul ha chiarito che Berlino mantiene «misure di aiuto attivo» destinate alla popolazione cubana, distinguendo tra il rifiuto del regime e la solidarietà con i cittadini.

La risposta del regime cubano

La reazione dell'Avana è stata immediata. Il cancelliere Bruno Rodríguez è uscito a difendere la narrativa del «blocco totale» e del «piano di soffocamento economico» degli Stati Uniti, rifiutando categoricamente la caratterizzazione tedesca del sistema politico cubano ed eludendo qualsiasi responsabilità interna per la crisi.

Una escalatione diplomatica che dura da settimane

Le dichiarazioni di Wadephul non sono emerse nel vuoto.

Il 6 giugno, lo stesso Ministero degli Affari Esteri tedesco —l'Auswärtiges Amt— ha emesso il suo avviso di viaggio più severo riguardo a Cuba, sconsigliando categoricamente qualsiasi spostamento verso l'isola.

L'avviso ufficiale descriveva una situazione di collasso: «In tutto il paese, compresa la capitale, L'Avana, l'elettricità è stata disponibile solo per alcune ore al giorno per mesi», avvertiva il testo.

Il ministero aggiungeva che «non si può escludere un altro collasso della rete elettrica» e che «attualmente non è garantito il rimpatrio di persone malate in Germania».

Il documento avvertiva anche dell'impossibilità di garantire assistenza medica d'emergenza, dell'aumento della criminalità - specialmente durante i blackout a L'Avana Vecchia - e della disabilitazione dei pagamenti con VISA e Mastercard da quella stessa data, legata all'Ordine Esecutivo 14404 firmato da Donald Trump il 1° maggio 2026, che ha ampliato le sanzioni contro Cuba e introduce sanzioni secondarie per le banche straniere collegate a GAESA, il conglomerato militare che controlla ampi settori dell'economia cubana.

Un fronte internazionale senza precedenti

La Germania non è sola in questa posizione. Canada, Regno Unito, Paesi Bassi, Irlanda, Svizzera, Argentina e Spagna hanno emesso avvisi simili sui rischi di viaggiare a Cuba nel corso del 2026.

L'impatto sul turismo cubano è devastante.

La isla ha ricevuto appena 328.608 visitatori internazionali nel primo quadrimestre del 2026, un 55,8% in meno rispetto allo stesso periodo del 2025, con un'occupazione alberghiera che non supera il 10%.

Dall'inizio di febbraio, gli aerei provenienti dall'estero non hanno potuto rifornirsi di carburante a Cuba, il che ha costretto a cancellazioni di massa delle rotte.

L'economista Elías Amor ha previsto che Cuba potrebbe chiudere il 2026 con meno di un milione di visitatori internazionali, il peggior risultato turistico dell'isola da decenni, molto lontano dal record storico di 4,7 milioni raggiunto nel 2018.

Le parole di Wadephul riassumono con precisione la posizione in crescita in Europa: la crisi cubana non è conseguenza dell'embargo statunitense, ma di 67 anni di dittatura che hanno rovinato l'economia, le infrastrutture e le libertà dei cubani.

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Redazione di CiberCuba

Un team di giornalisti impegnati a informare sull'attualità cubana e temi di interesse globale. Su CiberCuba lavoriamo per offrire notizie veritiere e analisi critiche.

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