Un cubano conosciuto su TikTok come Belo (@elcaminodelbelo) ha pubblicato giovedì un video di quasi due minuti in cui elenca, con umorismo e senza giri di parole, quattro cose che i cubani appena arrivati in Spagna non dovrebbero fare se vogliono mantenere l'autenticità.
«Questa è una lista di cose che non dovresti fare come cubano in Spagna», inizia Belo, che nella descrizione del video chiarisce la sua intenzione: «Ogni volta che posso dare un consiglio alla mia gente, lo farò sempre».
Il primo punto si riferisce direttamente al linguaggio.
Belo si irrita con coloro che, dopo appena uno o due mesi nel paese, hanno già adottato il vocabolario peninsulare: «Se tu sei appena arrivato un mese fa, due mesi fa, perché dici vale? Perché dici joder? Perché dici tío? Perché dici “ay, quanto mi piace”? A te non piace niente. A te piace solo quello».
Il secondo consiglio riguarda i vestiti, e Belo lo presenta con empatia piuttosto che con critica.
«So che in Cuba la situazione è molto difficile riguardo all'abbigliamento perché lì non vendono nulla, ma se hai già fatto fatica per uscire, amico, organizza un po' meglio».
La soluzione che propone è semplice: «Spenditi 30 pesitos in vestiti, organizza ti, mettiti carino. Non puoi girare per il centro di Madrid vestito così stretto perché non si fa, mio re».
Il terzo punto smonta una posa che, secondo Belo, è abbastanza comune tra i nuovi arrivati: vantarsi di mangiare paella.
«Da quando hai mangiato paella di frutti di mare con gamberi? Vai al Chino, ti compri una pentolina di riso e fai il tuo riso bianco e te lo mangi con le tue cosine», dice, prima di concludere con una domanda ripetuta tre volte: «Paella? Quando hai mangiato paella? Quando? Quando?».
Il quarto consiglio è, secondo lo stesso Belo, «quello che mi piace di più», e ha come protagonista il caffè.
La critica è rivolta a chi chiede caffè con latte d'avena, di soia o con sacarina, opzioni che a Cuba sarebbero impensabili: «A Cuba ti bevevi un caffè ristretto e amaro. Perché qui ti comporti in modo così schizzinoso con i caffè? Parlami chiaro, dillo».
Il video si aggiunge a un genere consolidato nei social media, protagonista di cubani che condividono la loro esperienza di adattamento in Spagna, dove il conflitto culturale con la lingua, il cibo e le tradizioni è un tema ricorrente.
Ese scontro si verifica in un contesto di emigrazione di massa: secondo l'Istituto Nazionale di Statistica, alla fine del 2024 risiedevano in Spagna 252,290 persone di nazionalità cubana, rispetto alle circa 162,000 registrate nel 2020, una crescita alimentata dalla crisi economica, dai blackout e dalla scarsità cronica sull'isola.
L'adeguamento linguistico —adottare parole o espressioni dell'ambiente— è un processo naturale per ogni migrante, ma quando avviene in modo accelerato può essere percepito come affettazione, che è esattamente ciò che Belo pone al centro della sua critica.
Altre cubane in Spagna hanno evidenziato che mantenere l'accento cubano comporta anche dei costi: alcune hanno denunciato che le chiamate per affittare un'abitazione «si raffreddano» non appena l'interlocutore sente il loro accento.
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