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Il comico e attore cubano Ulises Toirac ha pubblicato martedì su Facebook una critica diretta alla doppia struttura di potere che sostiene il sistema politico cubano, mettendo in discussione la coesistenza del Partito Comunista di Cuba (PCC) e del Poder Popular (PP) come due apparati di governo paralleli finanziati dal popolo in mezzo a una crisi senza precedenti.
«Ci sono due governi. PCC e PP. Entrambi con un apparato che si estende dalla base fino alla nazione. Migliaia di stipendi. Migliaia di immobili, migliaia di auto, migliaia di viaggi (dentro e fuori)...», scrisse Toirac, che introdusse la sua riflessione sottolineando di prendere la parola perché gli era stato detto «chi ha un'idea migliore la faccia».
Il comico ha contrapposto quella macchina burocratica alla realtà quotidiana dei cubani: «C’è fame in questo paese, non ci sono medicine, non c’è un sistema elettroenergetico, non ci sono risorse di alcun tipo. Si stanno mantenendo due apparati che APPARENTEMENTE si duplicano. E a pagarli è Liborio».
Il termine «Liborio» —figura popolare che incarna il cittadino cubano comune— riassume nella pubblicazione chi sostiene il costo di entrambe le strutture, mentre l'isola attraversa blackout di fino a 20 ore giornaliere, deficit elettrici che hanno superato i 2.100 MW a maggio e un sistema di acqua potabile che funziona al 37% della sua capacità.
Toirac ha chiuso la pubblicazione con una domanda retorica che sintetizza il suo argomento: «Non vi sembra che ce ne sia uno di troppo... o...?»
La critica punta a una realtà strutturale consacrata dalla Costituzione del 1976, il cui articolo 5 definisce il PCC come «la forza dirigente superiore della società e dello Stato».
Quell'architettura genera, in pratica, due catene di comando sovrapposte in ogni provincia e comune del paese: una ideologico-partitica e l'altra amministrativo-governativa, ognuna con i propri organici, veicoli, immobili e bilanci.
La pubblicazione si inserisce in un modello costante di critiche pubbliche da parte del comico al governo cubano nel corso del 2026.
Il 18 marzo ha dichiarato che «le decisioni di questo governo sono quelle che hanno messo in crisi l'economia», e il 2 maggio ha messo in discussione il fatto che il regime desse priorità a mobilitazioni e atti propagandistici invece di risolvere problemi concreti come i rifiuti e i blackout.
Il 13 giugno, appena pochi giorni prima di questa pubblicazione, Toirac ha affermato che le riforme annunciate da Díaz-Canel sono arrivate «in ritardo e con riluttanza» e che «oggi non funzioneranno nemmeno».
Il lunedì, rispondendo a un utente che lo aveva chiamato «mercenario», Toirac ha riaffermato la sua posizione senza retrocedere nelle sue critiche all'apparato governativo.
La posizione costante dell'umorista è che il principale problema di Cuba non risiede in fattori esterni come l'embargo statunitense, ma nella gestione interna del governo stesso e nella sua incapacità strutturale di risolvere la crisi che la popolazione affronta quotidianamente.
The New York Times riportò nel gennaio del 2026 che le razioni mensili di cibo «duravano a malapena dieci giorni» e che reperire farmaci era «quasi impossibile» senza aiuti dall'estero, dati che danno peso concreto alla domanda che Toirac pone al regime: se non ci sono risorse per il popolo, può Cuba permettersi il lusso di mantenere due governi contemporaneamente?
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