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Richard Feinberg, ex direttore del Consiglio di Sicurezza Nazionale (NSC) degli Stati Uniti per l'America Latina, ha descritto in un analisi pubblicata da The Economist tre possibili scenari di azione militare che Washington potrebbe considerare contro Cuba, avvertendo che tutte le opzioni sono problematiche.
La prima opzione delineata da Feinberg è un'operazione limitata rivolta alla leadership cubana di alto livello, simile a quella effettuata in Venezuela.
La seconda prevede attacchi aerei di precisione per esercitare pressione sul governo cubano affinché negozi o per degradare le sue difese aeree.
La terza e più estrema sarebbe un'invasione su larga scala.
Sui palcoscenici degli attacchi al leadership, Feinberg è stato diretto: «Raúl Castro sarebbe il suo primo obiettivo».
L'Economist avverte che Cuba non è il Venezuela: la geografia dell'isola, la sua struttura politica e la probabile resistenza interna rendono qualsiasi operazione militare incerta e con rischi considerevoli.
Questo dibattito si svolge nel contesto di un'escalation di pressioni da parte dell'amministrazione Trump, che include sanzioni economiche e accuse penali presentate contro Raúl Castro, una campagna che gli analisti paragonano a quella che ha preceduto la caduta di Nicolás Maduro in Venezuela.
Secondo un rapporto di Politico di mercoledì scorso, gli Stati Uniti hanno i piani pronti e «manca solo l'ordine».
Il Pentagono e il Comando Sud hanno realizzato sessioni di pianificazione per diversi scenari a Cuba, anche se senza un ordine presidenziale confermato.
Lo stesso Trump ha escluso il 21 maggio un'azione immediata dichiarando: «No. Non ci sarà un'escalation. Non credo sia necessario».
Axios ha riportato giovedì scorso che gli Stati Uniti stanno testando piani per rispondere se Cuba dovesse cadere nel caos, all'interno di una strategia di pressione graduata piuttosto che di intervento immediato.
Il regime cubano, da parte sua, ha valutato come positivo un incontro con il Comando Sud degli Stati Uniti riportato questo sabato, mentre il governo dell'Avana ha accusato Trump di rivivere il caso del 1996 in riferimento all'abbattimento di aerei.
The Economist ricorda che, dalla fallita invasione della Baia dei Porci nel 1961 —organizzata dalla CIA con cubani esiliati— il regime ha utilizzato la minaccia americana come narrativa di orgoglio nazionale e resistenza, una narrativa che oggi viene riattivata di fronte a una pressione che Trump ha convocato al suo gabinetto della sicurezza per valutare il 12 maggio.
La strategia predominante di Washington sembra essere la pressione graduata —economica, diplomatica e militare dissuasiva— anche se l'analisi stessa di The Economist conclude che, se dovesse essere attuata una delle tre opzioni militari descritte da Feinberg, nessuna garantirebbe un esito favorevole per gli Stati Uniti.
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